“Distorted Fables”

Distorted Fables

Autore: Deborah Simeone
Titolo originale: Distorted Fables (Favole distorte)
Casa editrice: Mondadori
Data pubblicazione: 21 marzo 2017

Qual’è argomento di cui si parla di più? Nei libri, nelle canzoni, nei film? L’amore. Che sia una storia bella, o una storia tragica è sempre l’amore l’argomento. L’amore che sognano tutti di incontrare prima o poi, alcuni ne hanno paura, qualcuno riesce anche a giocare a suo favore. L’amore è in ogni casa.. anche quando manca.

Trama: C’era una volta, in un tempo non troppo lontano, una principessa dai lunghi capelli biondi e dai grandi occhi scuri… Che sia chiaro: la protagonista di questa storia non è la solita principessa delle fiabe. Non è né magra né alta, e neppure bella da far girare la testa. E poi con la gente è spesso intrattabile, dura e spigolosa, proprio come il suo nome, Rebecca. Per lei non ci sono castelli incantati, fatine o scarpette di cristallo, ma un monolocale umido in un condominio chiassoso, e lunghe serate passate in solitudine a guardare serie tv, con in grembo un gatto birmano e nella testa una valchiria-grillo parlante che la sprona a non darsi mai per vinta. Le cose cambiano, però, il giorno in cui Rebecca inizia a lavorare come portinaia in un bel palazzo nel centro di Milano. Qui, nonostante la sua avversione per i rapporti umani, la sua vita si intreccia con quella di alcuni condomini: un settantenne stravagante, ostinatamente aggrappato al ricordo della moglie, una giovane donna devota a un marito che la tradisce neanche tanto di nascosto e una ragazza stregata da un uomo freddo e calcolatore. Tutte fiabe d’amore, e tutte imperfette, come imperfetta è la vita di Rebecca, che ha smesso di credere al “vissero per sempre felici e contenti” nell’istante in cui il suo principe azzurro, anziché salvarla e poi giurarle amore eterno, l’ha mollata senza troppe spiegazioni a un binario della stazione. Ma chissà che Rebecca non scopra, anche grazie ai suoi nuovi amici, che proprio nell’imperfezione si nasconde il segreto per trovare qualche momento di vera felicità…

Nel 2017 il mondo continua ad essere pieno di princispesse, ma un pò diverse. Sono principesse moderne che portano i pantaloni, che hanno lavora, e non sempre sentono il bisogno del Principe Azzurro. A volte per scelta, altre volte perchè dopo aver amato una volta, non credono sia possibile una seconda occasione.

La principessa di questo romanzo è Rebecca, ah che bellissimo nome, mi piace la sua durezza e autorevolezza, dopo che le viene spezzato il cuore rifiuta ogni possibilità di “vissero felici e contenti” e comincia una dura lotta. Ma contro chi? Chi, se non contro se stessa. Nella sua mente nasce una voce, che disturba anche la lettura, perchè si intromette e la sua presenza urta. Urta il lettore, tanto quanto urta Rebecca, che non riesce proprio ad eliminarla. E proprio così impara a conviverci.

Passano gli anni e vediamo Rebecca sempre alla ricerca del perchè la sua storia con Principe Azzurro sia finita così all’improvviso, non capisce dove ha sbagliato. Verrebbe voglia di scuoterla e dirle “Ripigliati! Sono passati ormai un paio d’anni, devi andare avanti. Non hai sbagliato in nessun modo!”. Ma l’amore è così. Ci siamo passati tutti quella sofferenza, che sembrava una corda sul collo con cui la vita ci giocava tirando di tanto in tanto. Non esiste la ricetta di guarigione. Non esiste il tempo giusto. Che siano 5 mesi, o 5 anni. E non c’è davvero modo di aiutare un cuore spezzato a guarire, tutto dipende da noi stessi. E una volta usciti dal tunnel, è sorprendente, sorridere non fa più male, anzi riusciamo proprio a ridere di noi stessi se ci voltiamo a guardare a quanto siamo stati male. Ne portiamo le cicatrice, ma non c’è più davvero quel dolore. Forse è come il dolore del parto? Si dice che una volta partorito, dopo un paio di giorni, la donna dimentica il dolore provato. Forse la stessa teoria vale anche per il cuore spezzato, una volta superato del tutto il dolore.

“Puoi avere un uomo, puoi avere l’amore, ma un’amica a cui raccontare tutto e da cui essere capita al cento per cento è più difficile da trovare rispetto al grande amore.”

Quindi in questo romanzo assistiamo alla lenta guarigione di Rebecca, ma il romanzo non è la classica storiella di un amore finito, è ben scritto. Il romanzo è pieno di personaggi a cui ci si affeziona. Impossibile non provare affetto per il vecchio signor Parini. Veramente un personaggio che colpisce con la sua tenerezza. E cosa dire della, inizialmente fastidiosa, Crimilde? Una guerriera senza quale non potremmo mai farcela.

La storia scorre, e le pagine sono piene, ti saziano e ti lasciano sodisfatto.
Secondo me ottimo debutto per l’autrice.

Copertina: Me ne sono innamorata appena l’ho vista! E’ così “distorta”!

Curiosità: Deborah Simeone nasce su una pagina di Facebook, infatti il suo libro porta il nome della pagina con cui è diventata famosa. Dopo Susanna Casciani con il suo libro “Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore”  è un’altro piacevole sogno che si avvera . Sono veramente felice vedere i sogni che diventano la realtà.

P.s. – inizialmente ho pensato molto al romanzo “L’eleganza del riccio”, perchè entrambe le protagoniste sono portinaie, amanti dei gatti, del caffè/tè.. ah beh, e tutte due scorbutiche, senza peli sulla lingua. Chissa che Rebecca se continuasse a mugugnare, non possa diventare Reneé, solo leggendo il romanzo lo si scoprirà.

 

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“Il morbo di Haggard”

il morbo di haggard
Autore:
Patrick McGrath
Titolo originale: Dr Haggard’s disease
Casa editrice: Gli Adelphi
Anno pubblicazione: 1993 in originale, nel 1999 in italiano. La mia edizione è del 2002.

 

Trama: Londra 1940. Mentre nel cielo incrociano gli aerei tedeschi, il dottor Haggard riceve la visita di James Vaughan, un giovane aviatore che gli si presenta con una frase letale: “Credo che lei conoscesse mia madre”. Strappato di colpo alle sue fiale di morfina e al culto feticistico di una donna perduta per sempre, Haggard intraprende una lunga, tormentosa confessione, raccontando per la prima volta la vicenda che tre anni prima ha distrutto la sua vita.

Oh, di lei gli è rimasto solo il dolore.
Il protagonista del romanzo Edward Haggard s’innamora perdutamente di una donna.. Di una donna decisamente sbagliata. Non avrebbe mai pensato di mettersi in mezzo ad un matrimonio, ma anche lei lo desiderava ed è in questo modo che furono sconvolte più vite.

Un amore feroce e claustrofobico, consumato fra stanze in penombra, strade immerse nella nebbia, teatri d’anatomia popolati dai fantasmi di un’ossessione.

Il romanzo si presenta come una lettera, che Edward scrive ad un giovane pilota che gli si presenta in ambulatorio, James, un giovane che lui riconosce subito, perchè l’assomiglianza alla donna che ha tanto amato è incredibile. E con questa lettera gli confessa quello che era successo a malappena tre anni prima, di come incontrò sua madre, di come si amarono, e di come il padre scoprì tutto. Tutto quello che era rimasto a Edward erano solo i ricordi di lei, e Spike. Spike. Che riusciva tenere a bada solo con la morfina.

Capii che la nostra relazione mi avrebbe influenzato e probabilmente segnato nel profondo per tutta la vita e, stando così le cose, scelsi liberamente di non dimenticare… Perchè l’amavo. E questo non sarebbe mai cambiato.

Le pagine sono piene d’amore, amore che Edward non ha mai smesso provare per la sua amata, nonostante l’avesse perduta per sempre. Le pagine sono piene di dolore, perchè se all’inizio aveva pensato di poter andare avanti, di ricominciare la sua vita, dopo si arrese e capì che non avrebbe mai amato nessun’altra donna.
L’incontro con James, nonostante forte ricordo della madre, lo fa stare bene. James diventa quasi una luce in fondo al tunnel. Ma è destinato a perdere anche lui, e se ne rende conto presto, e soffre ancora una volta. Sente di perdere la sua amata un’altra volta.

“Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore” di Susanna Casciani 

Autore: Susanna Casciani
Anno pubblicazione: 22 marzo 2016
Casa editrice: Mondadori

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Mi sento come se si fosse realizzato il mio sogno, ma forse un pò si è avverato per davvero. “Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore” nasce come un gruppo 5 anni fa sul famoso social Facebook, dove Susanna scriveva, dove parlava d’amore. Dove si sfogava. Non hai mai smesso di scrivere, e non hai mai cercato il successo, era semplicemente il suo estremo bisogno, quello di scrivere. La sua storia, di Susanna, è un pò come una favola. Semplice ragazza, modesta, con qualche paranoia che la può rendere strana, o speciale agli di qualcun altro, pubblica un libro senza averlo mai sognato. Quando aveva annunciato l’uscita del libro ci sono state tante grida di gioia da parte dei suoi follower, tra cui faccio parte anche io. Il giorno dell’uscita del libro ero emozionata, come se a scrivere il libro fossi stata io. E so che non sono l’unica a essermi sentita così, perché questo libro veramente non è di solo Susanna, ma di tante altre ragazze, donne che si ricordano di aver sofferto. C’è ognuna di noi in quel libro, e tutte sono felice di avere la versione cartacea della propria storia, per poterla abbracciare, e stringere forte. Da cui nonostante il dolore, trarre la forza.

Trama: C’erano una volta un ragazzo e una ragazza. C’erano una volta perché adesso non ci sono più. Un sabato mattina di fine aprile lui si sorprese a piangere davanti a lei. Non riusciva a parlare. Avrebbe voluto confessarle che era finita, ma sapeva che poi lei avrebbe iniziato a singhiozzare, e non ne sopportava nemmeno l’idea. Lei alzò lo sguardo dal suo libro come se avesse avvertito una forza nuova in casa, incontenibile, che l’avrebbe schiacciata contro il muro se non si fosse aggrappata a qualcosa, così si aggrappò al suo orgoglio, o a quello che ne rimaneva. Chiuse il libro, si alzò dal divano e si diresse verso di lui, si mise sulle punte e gli accarezzò la testa. Gli disse di stare tranquillo. Lui le faceva del male e lei lo consolava. Gli diede un bacio sulla guancia e uscì di casa senza voltarsi, per non essere costretta a dirgli addio. Quando, quasi tre ore dopo, tornò a casa, lui non c’era più. Sfinita, si addormentò su quello che era stato il loro letto. Più tardi, si svegliò di soprassalto e mise a fuoco nel buio quella parte di letto, così vuota, e avvertì un macigno sul petto che non la faceva respirare. Si rese conto di non essere pronta a lasciarlo andare. Si alzò per cercare un quaderno, come se improvvisamente fosse una questione di vita o di morte. Ne trovò uno. Conosceva le regole: non chiamarlo, non cercarlo, non seguirlo (!!!), non inviargli messaggi, bloccarlo su ogni social network, non giocarsi la dignità. Conosceva le regole, ma le stavano strette, perché stavolta, in quella storia, ci aveva creduto talmente tanto da sentirsi quasi adatta a un futuro felice. Per questo, per la prima volta in ventisette anni, decise di iniziare a tenere un diario segreto, che poi, a voler essere davvero sinceri, altro non era che un modo per continuare a parlare con lui.”

Ed eccoci qui. Il libro si presenta in forma di diario che scrive la protagonista, scrive a lui, a lui che l’ha lasciato, ma ne sente il bisogno. Scrivere, le rimane come unica possibilità di parlargli. Ed è così che siamo testimoni dell’abbandono, di come vive il cuore, che è stato appena spezzato. Diario che spesso si presenta ad ORE. Perché quando il cuore viene spezzato, il minuto sembra un’eternita, e quindi sopravivere a 24 ore, sembra un miracolo.

“12 ore dopo la fine. Sono ancora viva e mi sembra impossibile. Ero convinta che avrei smesso di respirare, che mi sarei addirittura smaterializzata, senza di te, che sarebbe stato troppo da sopportare, invece eccomi qui. Più o meno.”

E’ un libro per un’anima ferita, è un libro per chi porta un cerotto sul cuore. Per chi ha già superato, e non si ricorda più nulla. A qualcuno questo libro apparirà noioso, fiacco e poco.. Poco. Mentre altre persone faranno fatica a chiuderlo, e rimetterlo nella propria libreria. Molte anime, sono sicura, lo terranno ancora per pò sul comodino affianco al letto.

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Musica: Per questo libro c’è una colonna sonora perfetta. Per soffrire fino in fondo.
Partiamo da Lover, You Should’ve Come Over e ascoltiamo il resto dell’album.

“Adesso” di Chiara Gamberale

adesso

ADESSO

Autore: Chiara Gamberale
Casa Editrice: Feltrinelli Editore
Anno pubblicazione: Febbraio 2016

 

Vi ricordate cosa ci succede quanto ci innamoriao? Quei primi accorgimenti, i primi pensieri, le prime domande. Cosa succede nella nostra testa, nel nostro cuore? Troppi pensieri che si mischiano insieme. Troppe emozioni.
Così lo è questo libro: Esplosione del Cervello Innamorato. Una raffica di parole. Parole. Parole. Parole. Parole. Poi sta ad ognuno decidere se piace o no. A me questa scrittura così “esplosiva” non è piaciuta, ho fatica a seguire il filo. Mi sono persa più volte. foto(8)

Cuore impazzito. Cuore innamorato. Cuore confuso. Cervello affaticato. Così si presenta Chiara Gamberale nel suo ultimo libro. Parlando di un cuore che ha già amato. E quindi già sofferto. Una persona già con una valigia piena di delusioni e ferite. Parlando delle persone che vorrebbero fidarsi, ma hanno paura. Che vorrebbero amare, e vengono traditi.

Poi le ultime pagine (la vacanza) mi stravolgono. Ho preso uno bello schiaffo in faccia. E ho amato tutto fino all’ultima pagina.

Come sempre bellissimo messaggio dell’autrice. Forte. Profondo.
E alla domanda “…e adesso?” Mi è venuto spontaneo rispondere “… si vive!”
Si vive. Si ama. Si vive amando.

Incontrare l’autrice è uno dei miei desideri. Insieme a Massimo Gramellini sarebbe proprio un colpo perfetto. image

Musica: Brano ispirato al romanzo di Erica Mou “ADESSO”