“The Help”

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Autore: Kathryn Stockett
Titolo originale: The help (L’aiuto)
Casa editrice: Mondadori
Anno pubblicazione: 10 febbario 2009
Film: The help 2011

Dopo “The hate U give” un altro romanzo intenso sul razzismo.
Ne ho sempre sentito parlare molto bene di questo libro, e sull’onda della lettura precedente mi sono buttata in questa avventura.

Trama: È l’estate del 1962 quando Eugenia “Skeeter” Phelan torna a vivere in famiglia a Jackson, in Mississippi, dopo aver frequentato l’università lontano da casa. Skeeter è molto diversa dalle sue amiche di un tempo, già sposate e perfettamente inserite in un modello di vita borghese, e sogna in segreto di diventare scrittrice. Aibileen è una domestica di colore. Saggia e materna, ha allevato amorevolmente uno dopo l’altro diciassette bambini bianchi, facendo le veci delle loro madri spesso assenti. Ma il destino è stato crudele con lei, portandole via il suo unico figlio. Minny è la sua migliore amica. Bassa, grassa, con un marito violento e una piccola tribù di figli, è con ogni probabilità la donna più sfacciata e insolente di tutto il Mississippi. Cuoca straordinaria, non sa però tenere a freno la lingua e viene licenziata di continuo. Sono gli anni in cui Bob Dylan inizia a testimoniare con le sue canzoni la protesta nascente, e il colore della pelle è ancora un ostacolo insormontabile. Nonostante ciò, Skeeter, Aibileen e Minny si ritrovano a lavorare segretamente a un progetto comune che le esporrà a gravi rischi. Il profondo Sud degli Stati Uniti fa da cornice a questa opera prima che ruota intorno ai sentimenti, all’amicizia e alla forza che può scaturire dal sostegno reciproco. Kathryn Stockett racconta personaggi a tutto tondo che fanno ridere, pensare e commuovere con la loro intelligenza, il loro coraggio e la loro capacità di uscire dagli schemi alla ricerca di un mondo migliore.

Una libro magnifico.
Si entra a far parte della storia sin dal inizio. I personaggi sono tutti perfetti: nel aiuto_vecchia edizionepositivo e nel negativo. Si vuole bene a Minny, fa tanta tenerezza Aibileen e si odia Hilly.
Interessante la scelta di narrazione. Abbiamo 3 voci femminili: Aibileen, Minny e Skeeter. Che si intrecciano perfettamente fra di loro.
Ho provato molto affetto per Aibi, spesso avrei voluta abbracciarla.
Minny mi ha fatto tanto sorridere, grandissima donna. Ed incredibile come le donne come lei sopportino la violenza domestica.
Skeeter. Grande esempio di non mollare mai, di seguire il proprio sogno. Che nel suo caso si è rivelato non solo un sogno, ma una grande rivoluzione. Una grande voce.

Purtroppo di personaggi come Hilly il mondo è pieno nella realtà. C’erano negli anni 60, e ci sono anche ora. Una personalità veramente insoportabile. Fino alla fine.
Mi è piaciuta invece molto Celia Foot, per cui ho provato subito molta tenerezza, e dal suo comportamento non pensavo come Minny che la considerava scema, sapevo che c’era qualcosa dietro.

Raccapricciante il razzismo in quegli anni (con il nuovo presidente degli Stati Uniti mi chiedo quanto manca che si ritorni esattamente in quel incubo? Tanto lui è decisamente sulla buona strada!).
In questa storia Aibe e Minny, e tante altre donne, non sono solo domestiche. Sono domestiche nere nelle famiglie bianche. Dove in quelli anni una persona, di cui la pelle è di colore scuro, non poteva andare in ospedale dove c’erano i bianchi, non poteva nemmeno andare in biblioteca! Una cosa impensabile. Una cosa successa. E mi chiedo come in tutto questo disgusto “bianco” i propri figli venivano affidate con le donne nere. Donne che le riempivano d’amore e coccole.

<strong>Film. </strong>Nel 2011 è uscito film, che ho visto subito dopo aver letto il libro,  ho apprezzato molto. Mi è piaciuto il lavoro fatto, attori scelti e la recitazione. Aibileen e Minny sono perfette. Il personaggio di Skeeter è un po’ diverso dell’attrice scelta, ma va bene lo stesso. L’unica cosa che mi è dispiaciuta e la storia di Constanine, che immagino per la questione dei minuti è stata accorciata e hanno cambiato un dettaglio molto importante (ma accettiamo anche questo, dai). 

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“Distorted Fables”

Distorted Fables

Autore: Deborah Simeone
Titolo originale: Distorted Fables (Favole distorte)
Casa editrice: Mondadori
Data pubblicazione: 21 marzo 2017

Qual’è argomento di cui si parla di più? Nei libri, nelle canzoni, nei film? L’amore. Che sia una storia bella, o una storia tragica è sempre l’amore l’argomento. L’amore che sognano tutti di incontrare prima o poi, alcuni ne hanno paura, qualcuno riesce anche a giocare a suo favore. L’amore è in ogni casa.. anche quando manca.

Trama: C’era una volta, in un tempo non troppo lontano, una principessa dai lunghi capelli biondi e dai grandi occhi scuri… Che sia chiaro: la protagonista di questa storia non è la solita principessa delle fiabe. Non è né magra né alta, e neppure bella da far girare la testa. E poi con la gente è spesso intrattabile, dura e spigolosa, proprio come il suo nome, Rebecca. Per lei non ci sono castelli incantati, fatine o scarpette di cristallo, ma un monolocale umido in un condominio chiassoso, e lunghe serate passate in solitudine a guardare serie tv, con in grembo un gatto birmano e nella testa una valchiria-grillo parlante che la sprona a non darsi mai per vinta. Le cose cambiano, però, il giorno in cui Rebecca inizia a lavorare come portinaia in un bel palazzo nel centro di Milano. Qui, nonostante la sua avversione per i rapporti umani, la sua vita si intreccia con quella di alcuni condomini: un settantenne stravagante, ostinatamente aggrappato al ricordo della moglie, una giovane donna devota a un marito che la tradisce neanche tanto di nascosto e una ragazza stregata da un uomo freddo e calcolatore. Tutte fiabe d’amore, e tutte imperfette, come imperfetta è la vita di Rebecca, che ha smesso di credere al “vissero per sempre felici e contenti” nell’istante in cui il suo principe azzurro, anziché salvarla e poi giurarle amore eterno, l’ha mollata senza troppe spiegazioni a un binario della stazione. Ma chissà che Rebecca non scopra, anche grazie ai suoi nuovi amici, che proprio nell’imperfezione si nasconde il segreto per trovare qualche momento di vera felicità…

Nel 2017 il mondo continua ad essere pieno di princispesse, ma un pò diverse. Sono principesse moderne che portano i pantaloni, che hanno lavora, e non sempre sentono il bisogno del Principe Azzurro. A volte per scelta, altre volte perchè dopo aver amato una volta, non credono sia possibile una seconda occasione.

La principessa di questo romanzo è Rebecca, ah che bellissimo nome, mi piace la sua durezza e autorevolezza, dopo che le viene spezzato il cuore rifiuta ogni possibilità di “vissero felici e contenti” e comincia una dura lotta. Ma contro chi? Chi, se non contro se stessa. Nella sua mente nasce una voce, che disturba anche la lettura, perchè si intromette e la sua presenza urta. Urta il lettore, tanto quanto urta Rebecca, che non riesce proprio ad eliminarla. E proprio così impara a conviverci.

Passano gli anni e vediamo Rebecca sempre alla ricerca del perchè la sua storia con Principe Azzurro sia finita così all’improvviso, non capisce dove ha sbagliato. Verrebbe voglia di scuoterla e dirle “Ripigliati! Sono passati ormai un paio d’anni, devi andare avanti. Non hai sbagliato in nessun modo!”. Ma l’amore è così. Ci siamo passati tutti quella sofferenza, che sembrava una corda sul collo con cui la vita ci giocava tirando di tanto in tanto. Non esiste la ricetta di guarigione. Non esiste il tempo giusto. Che siano 5 mesi, o 5 anni. E non c’è davvero modo di aiutare un cuore spezzato a guarire, tutto dipende da noi stessi. E una volta usciti dal tunnel, è sorprendente, sorridere non fa più male, anzi riusciamo proprio a ridere di noi stessi se ci voltiamo a guardare a quanto siamo stati male. Ne portiamo le cicatrice, ma non c’è più davvero quel dolore. Forse è come il dolore del parto? Si dice che una volta partorito, dopo un paio di giorni, la donna dimentica il dolore provato. Forse la stessa teoria vale anche per il cuore spezzato, una volta superato del tutto il dolore.

“Puoi avere un uomo, puoi avere l’amore, ma un’amica a cui raccontare tutto e da cui essere capita al cento per cento è più difficile da trovare rispetto al grande amore.”

Quindi in questo romanzo assistiamo alla lenta guarigione di Rebecca, ma il romanzo non è la classica storiella di un amore finito, è ben scritto. Il romanzo è pieno di personaggi a cui ci si affeziona. Impossibile non provare affetto per il vecchio signor Parini. Veramente un personaggio che colpisce con la sua tenerezza. E cosa dire della, inizialmente fastidiosa, Crimilde? Una guerriera senza quale non potremmo mai farcela.

La storia scorre, e le pagine sono piene, ti saziano e ti lasciano sodisfatto.
Secondo me ottimo debutto per l’autrice.

Copertina: Me ne sono innamorata appena l’ho vista! E’ così “distorta”!

Curiosità: Deborah Simeone nasce su una pagina di Facebook, infatti il suo libro porta il nome della pagina con cui è diventata famosa. Dopo Susanna Casciani con il suo libro “Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore”  è un’altro piacevole sogno che si avvera . Sono veramente felice vedere i sogni che diventano la realtà.

P.s. – inizialmente ho pensato molto al romanzo “L’eleganza del riccio”, perchè entrambe le protagoniste sono portinaie, amanti dei gatti, del caffè/tè.. ah beh, e tutte due scorbutiche, senza peli sulla lingua. Chissa che Rebecca se continuasse a mugugnare, non possa diventare Reneé, solo leggendo il romanzo lo si scoprirà.

 

Incontro con Sara Rattaro – 23 marzo alla presentazione di “L’amore addosso” da Mondadori, Genova.

lamoreaddossoIeri c’è stata la presentazione del libro “L’amore addosso” di Sara Rattaro, un autrice che a Genova è proprio di casa. Un’autrice di cui il successo ogni anno cresce sempre di più.
Eravamo alla Mondadori Store di Via XX Settembre, l’appuntamento era alle 18, ma l’autrice era già lì mezzora prima! Infatti alle 18.02 parlava già al microfono e scherzava sulla puntualità impeccabile. Una cosa che non ho mai visto con nessun autore.

Innamorarsi di Sara credo sia impossibile. E’ una bella donna, affascinante ma sopratutto è un piacere sentirla parlare. E’ una donna come tante, e ti fa sentire a tuo agio. Racconta che prima di cominciare a scrivere era una donna irriqueta, come lo siamo tutte finchè non troviamo veramente una cosa nostra nella vita, come lo è stato per lei con la scrittura. Una volta che ha cominciato a scrivere ha trovato il suo posto in questa vita. Scherza che ora non potrebbe essere così, perchè il giorno prima era andata in radio DeeJay e ha capito voler fare la speaker.

20170323_184218Si è parlato del suo inizio carriera, dove abbiamo conosciuta la responsabile della libreria Marina, che ha raccontato di come si sono conosciute con Sara, di come da perfetta sconosciuta in un certo senso l’ha vista crescere, ed ora tra le due c’è tanto affetto. Sara ha raccontato che non è facile al inizio, ha ripetuto più volte “Chi compra un libro di un autore del tutto sconosciuto? Di una casa editrice sconosciuta?”, che ci vuole forte speranza, e tanto lavoro dietro le quinte, come andare in una libreria e chiedere della responsabile per parlarne del suo libro. Proprio così si sono conosciute con Marina.
In effetti il suo primo libro “Sulla sedia sbagliata” in prima edizione non mi è mai capitato sotto gli occhi, una volta dopo, è stato ristampato con la casa editrice Garzanti, 20170323_181009completamente con una nuova immagine. Però. Il secondo libro “Un uso qualunque di te” pubblicato nel 2012, correggetemi se sbaglio, ma l’autrice era sempre agli inizi, tanto che, mi ricordo il libro si vendeva autografato probabilmente per attirare l’attenzione. E forse ha funzionato, o forse ed è più probabile, fui catturata del tutto dal titolo. Mi sono buttata sul libro sperando di trovare me stessa nella storia. Così non è stato, anzi, dirò l’avevo trovato anche molto, come dire, non trovo la parola giusta.. Molto.. Molto.. Forse in qualche modo esagerato. Ora vorrei proprio rileggerlo, per vedere che effetto mi fa dopo 5 anni. In 5 anni anni si cambia molto. E leggerò altre opere dell’autrice, di cui già qualche titolo ce l’ho presente come “Splendi più che puoi”, ed adesso anche il libro appena pubblicato “L’amore addosso”.

Maggior parte delle persone erano le donne, ma l’autrice dice che ci sono anche gli uomini, ma rimangono nascosti, forse un pò meno social, forse semplicemente più riservati, ma molti scrivono in privato per dire il loro grazie.

L’incontro è stato molto bello, solare e… breve! Sarei stata ad ascoltare l’autrice ancora un pò. Ma quando è toccato al pubblico a fare le domande tutti sono stati molto timidi.

Le foto del evento se trovate sulla pagina facebook di Shelf of words .

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“Quattro etti d’amore, grazie” Chiara Gamberale

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Autore:
Chiara Gamberale
Casa editrice: Mondadori
Data pubblicazione: 26 marzo 2013

Ma possibile che, noi essere umani, siamo insodisfatti cronici?

Trama: Quasi ogni giorno Erica e Tea s’incrociano tra gli scaffali di un supermercato. Erica ha un posto in banca, un marito devoto, una madre stralunata, un gruppo di ex compagni di classe su facebook, due figli. Tea è la protagonista della serie tv di culto “Testa o Cuore”, ha un passato complesso, un marito fascinoso e manipolatore. Erica fa la spesa di una madre di famiglia, Tea non va oltre gli yogurt light. Erica osserva il carrello di Tea e sogna: sogna la libertà di una donna bambina, senza responsabilità, la leggerezza di un corpo fantastico, la passione di un amore proibito. Certo non immaginerebbe mai di essere un mito per il suo mito, un ideale per il suo ideale. Invece per Tea lo è: di Erica non conosce nemmeno il nome e l’ha ribattezzata “signora Cunningham”. Nelle sue abitudini coglie la promessa di una pace che a lei pare negata, è convinta sia un punto di riferimento per se stessa e per gli altri, proprio come la madre impeccabile di “Happy Days”. Le due donne, in un continuo gioco di equivoci e di proiezioni, si spiano la spesa, si contemplano a vicenda: ma l’appello all’esistenza dell’altra diventa soprattutto l’occasione per guardare in faccia le proprie scelte e non confonderle con il destino. Che comunque irrompe, strisciante prima, deflagrante poi, nelle case di entrambe. Sotto la lente divertita e sensibile della scrittura di Chiara Gamberale, ecco così le lusinghe del tradimento e del sottile ma fondamentale confine tra fuga e ricerca.

Devo dire che questo libro mi ha sorpreso, non che non ci credesse nelle capacità di Chiara, semplicemente mi ha fatto maggior effetto, a differenza degli altri suoi romanzi. Mi è piaciuta la chiara dimostrazione come siamo insodisfatti cronici delle nostre vite, come senza volerlo vediamo la vita degli altri, e senza conoscerla spesso invidiamo qualcosa, perchè la vita degli altri, ovviamente, sembra più facile, più bella della nostra. Questo romanzo ne è proprio la dimostrazione, come nessuna vita quotidiana è perfetta. I problemi ce li hanno assolutamente tutti. Forse, la vita senza problemi non esiste. Tutto sta nel nostro comportamento con ogni difficoltà che troviamo sul nostro cammino. Ciò è grave per me può essere sciocco per un altro, e viceversa.

Dobbiamo imparare ad essere più sereni nella vita, invece viviamo tutto in una continua fretta, e così perdiamo tanti momenti piccoli, di cui è piena la vita. bilancia-amore

Devo ammettere che ho sempre in un certo senso invidiato la spesa degli altri, senza nemmeno osservarla per bene. Semplicemente, non amando cucinare (detta proprio gentilmente) valuto la mia spesa scarsa, e sogno quei carelli pieni che possano riempire il frigo per un mese intero. Ma sarà possibile?

Tornando al romanzo, si riconosce la penna di Chiara, sopratutto nella protagonista Tea. Solito personaggio femminile, un pò disturbato, e di conseguenza infiniti problemi con gli uomini, bassa autostima e totale dipendenza dal uomo, che in questo caso ci capita il classico Peter Pan, che non vuole crescere, e non fa crescere la donna accanto a se.
Un’altra protagonista del romanzo è Erica, dipendente di una banca, che dopo una rapina, non riesce uscire dalla bolla in cui è entrata, dopo le parole della sua collega, che in un attimo di totale tensione le confessa delle cose, ma sopratutto dice delle parole, che Erica si ripeterà più volte:

“Ma tu ci pensi, Erica? A tutte le esistenze che potrebbero farci felici, se non fossimo sempre alle prese con la nostra? ”

Mi è piaciuta anche la serie di cui attrice Tea ne era la protagonista. Il solito dilemma cosa seguire nella vita: il cuore o la testa? Quando prendiamo una decisione, chi è a decidere veramente? Come il dialogo che ha Erica con il suo compagno di scuola: quando ci sposiamo, decidiamo di passare la nostra vita con un’altra persona… a decidere è il cuore o la testa?

Voi che dite?

 

P.S. – manca poco (a febbraio) all’uscita del nuovo romanzo di Chiara che si chiamerà “Qualcosa”, per il quale autrice partirà in tuor per promuoverlo. Ci sono già le prime date, pubblicate dalla stessa Chiara sul suo profilo Facebook.

“Dopo di te”

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Autore:
  Jojo Moyes
Titolo originale: After you
Data pubblicazione: Maggio 2016
Casa Editrice:
Mondadori

Il romanzo “Dopo di te” è il sequel di “Io prima di te”, ma chi è che non sa dell’esistenza del primo romanzo?

Trama: Quando finisce una storia, ne inizia un’altra.
Come si fa ad andare avanti dopo aver perso chi si ama? Come si può ricostruire la propria vita, voltare pagina?
Per Louisa Clark, detta Lou, come per tutti, ricominciare è molto difficile. Dopo la morte di Will Traynor, di cui si è perdutamente innamorata, si sente persa, svuotata.
È passato un anno e mezzo ormai, e Lou non è più quella di prima. I sei mesi intensi trascorsi con Will l’hanno completamente trasformata, ma ora è come se fosse tornata al punto di partenza e lei sente di dover dare una nuova svolta alla sua vita.
A ventinove anni si ritrova quasi per caso a lavorare nello squallido bar di un aeroporto di Londra in cui guarda sconsolata il viavai della gente. Vive in un appartamento anonimo dove non le piace stare e recupera il rapporto con la sua famiglia senza avere delle reali prospettive. Soprattutto si domanda ogni giorno se mai riuscirà a superare il dolore che la soffoca. Ma tutto sta per cambiare.
Quando una sera una persona sconosciuta si presenta sulla soglia di casa, Lou deve prendere in fretta una decisione. Se chiude la porta, la sua vita continuerà così com’è: semplice, ordinaria, rassegnata. Se la apre, rischierà tutto. Ma lei ha promesso a se stessa e a Will di vivere, e se vuole mantenere la promessa deve lasciar entrare ciò che è nuovo.
Questo romanzo appassionante e mai scontato è l’attesissimo seguito del bestseller internazionale Io prima di te. Jojo Moyes ha deciso di scriverlo dopo che per tre anni è stata letteralmente sommersa dalle lettere e dalle e-mail di lettori che le chiedevano che fine avesse fatto l’indimenticabile protagonista Lou.

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Dopo tre anni dall’uscita di “Io prima di te”, autrice pubblica il seguito . Qualcuno ne è felice, qualcun’altro si chiede ancora che bisogna c’era di farlo.
Ancora prima di leggere il libro lo difendevo  dai commenti negativi. Alla domanda sul perchè scrivere il continuo ho sempre risposto che la vita va avanti. Va avanti la nostra, anche quella di Lou. Di Lou che ha perso Will.

Dopo-di-teMa ahimè, una volta cominciato a leggerlo ho compreso tutti quei commenti letti. Non è rimasto nulla della Lou che abbiamo conosciuti tutti. La Lou nel seguito è triste e svogliata, va avanti per enerzia. E se alla fine di “Io prima di te” vediamo che lei accetta la scelta di Will, nel seguito lo incolpa. Grida al cielo, e lo manda in quel paese. Questo mi ha amareggiato tanto, quindi non ha capito veramente come si sentiva Will. Lo chiama egoista, ma forse egoista è lei?
L’improvvisa comparsa di Lily, nonchè la figlia di cui non sapeva nulla Will (non prendetelo come grosso spoiler, a me aveva incuriosito proprio questa parte della trama e che mi ha convinto leggerlo il prima possibile), dà una scossa alla vita di Lou ( ma proprio bella grossa). Ma Lily appare come un personaggio odioso, e anche tutta la sua famiglia. Tante cose inaccettabili, che mi hanno inorridito.
Fanno amarezza anche i sogni di Lou, per quanto fosse rimasta sempre nella sua piccola città, lei aveva dei sogni, anche se non li ammetteva oppure ci rideva su. Qui la vediamo accontentarsi di un nuovo lavoro che le appare al orizzonte, e che viene presentato come la sua grande ambizione! Ma davvero?? Hey Lou, ma dove sei finita?

Non consco altri libri dell’autrice, ma questo sembra scritto da un fan.
E la cosa più spaventosa, il finale è aperto. Aspettatevi il terzo libro. Io intanto tremo al pensiero del film quando decideranno di farlo (perchè lo faranno, lo faranno). dopo-di-te_julie-buxbaum

P.S. Molte persone si aspettavano molto qualcosa del primo libro, io l’ho letto assolutamente distaccata. Sapevo che sarebbe stata un’altra cosa. Osiamo dire un nuovo libro, ma è pessimo lo stesso . Non per la parte molto “telenovella”, perchè la vita è piena di sorprese, non sapete cosa vi aspetta dietro l’angolo e se non è successo a voi, non vuol dire che è solo nelle soap-opere.

Curiosita: Esiste già un libro con lo stesso titolo scritto da Julie Buxbaum, pubblicato da Piemme pubblicato nel 2010, che non ho letto ma da qualche parte ce l’ho 🙂

Libri Parlanti o Poesia Dorsale

Da un paio di giorni è scoppiato il boom di fotografie con dei titoli di libri che formino una frase, una poesia.

poesia dorsale2012

Mettere dei libri uno sopra l’altro in modo che i titoli si concatenino fino a formare dei versi. Questo è fare “poesia dorsale”. Si chiama così perché nasce dai dorsi dei libri, non dai titoli. La differenza è solo visiva; infatti l’ha inventata un graphic designer e fotografo, Silvano Belloni. Che non ha avuto l’ispirazione pensandoci su, ma fissando uno scaffale con dei libri ammucchiati. La giornalista Antonella Ottolina si è innamorata dell’idea e le ha dato vita componendo le poesie dorsali.

Il progetto originale infatti si chiama Poesia Dorsale, che ha avuto un suo successo un paio d’anni fa su Facebook.
Però adesso nel 2015 lo rilancia Il Libraio in occasione di Bookcity che si terrà a Milano dal 22 al 25 di ottobre.

Ho tirato fuori qualche mio vecchio scatto come la foto sopra, e ne ho scattato uno nuovo.
poesia dorsale2015