“Il consolatore” Jostein Gaarder

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Autore:
Jostein Gaarder
Titolo originale: Dukkeføreren (Burattinaio)
Casa editrice: Longanesi
Anno pubblicazione:
Ottobre 2016

Trama: Jakop vive da solo, ma non si sente mai solo. Perché, alla sua veneranda età, ha un hobby che forse può apparire molto strano, ma che gli riempie le giornate e la vita. E non solo a lui. Jakop infatti ama partecipare ai funerali degli sconosciuti, mischiarsi tra la folla degli amici e dei conoscenti e, millantando di conoscere il defunto, inventare aneddoti e ricordi di vicende mai vissute. Storie capaci di commuovere, racconti edificanti e divertenti, che diventano subito parte delle memorie di parenti e amici. Nelle parole di Jakop, trovano straordinaria e creativa consolazione. Jakop conosce bene il potere delle parole, dell’arte infinita del racconto, ed è consapevole che quando sai raccontare hai sempre degli amici…

Se mi impegno potrei trovare la bellezza di questo romanzo, ma proprio non mi va.

Ho faticato veramente tanto nella lettura a causa dei continui discorsi del personaggio sul origine delle parole indoeuropee. Interi discorsi, anzi meglio dire monologhi.

Al inizio della storia vediamo il personaggio andare ai funerali, e raccontare ai famigliari qualche ricordo di lui vissuto con il defunto. Solo poco dopo scopriamo che in realtà frequenta i funerali senza conoscere davvero la persona mancata, ma ne sente il bisogno di intruffolarsi, e sentirsi un pò della famiglia. Ecco, il punto debole del personaggio. Sin dal infanzia, con la famiglia distrutta, già da bambino Jakop cresce con questa mancanza, fino a diventare un problema. Si chiude nella sua solituine, anche se all’inizio parla molto del suo caro amico Pelle, che l’ha aiutato in tante cose, sia in lavoro a scuola, sia nelle conferenze a cui partecipava. Ma Pelle è stato anche un problema quando Jakop finalmente si sposa, e sua moglie viene a conoscenza di questo amico così particolare, tanto da far andare via definitivamente la moglie… anche se, proprio tutta colpa di Pelle, non lo è, considerato il personaggio che è Jakop. 

Avrei consigliato un psicologo a Jakop, ma anche uno bravo. E la donna che conosce nella storia, e a cui scrive la lettera, questo romanzo, di professione fa proprio quello. Ma forse ne servirebbe uno bravo anche a lei.  

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