“Distorted Fables”

Distorted Fables

Autore: Deborah Simeone
Titolo originale: Distorted Fables (Favole distorte)
Casa editrice: Mondadori
Data pubblicazione: 21 marzo 2017

Qual’è argomento di cui si parla di più? Nei libri, nelle canzoni, nei film? L’amore. Che sia una storia bella, o una storia tragica è sempre l’amore l’argomento. L’amore che sognano tutti di incontrare prima o poi, alcuni ne hanno paura, qualcuno riesce anche a giocare a suo favore. L’amore è in ogni casa.. anche quando manca.

Trama: C’era una volta, in un tempo non troppo lontano, una principessa dai lunghi capelli biondi e dai grandi occhi scuri… Che sia chiaro: la protagonista di questa storia non è la solita principessa delle fiabe. Non è né magra né alta, e neppure bella da far girare la testa. E poi con la gente è spesso intrattabile, dura e spigolosa, proprio come il suo nome, Rebecca. Per lei non ci sono castelli incantati, fatine o scarpette di cristallo, ma un monolocale umido in un condominio chiassoso, e lunghe serate passate in solitudine a guardare serie tv, con in grembo un gatto birmano e nella testa una valchiria-grillo parlante che la sprona a non darsi mai per vinta. Le cose cambiano, però, il giorno in cui Rebecca inizia a lavorare come portinaia in un bel palazzo nel centro di Milano. Qui, nonostante la sua avversione per i rapporti umani, la sua vita si intreccia con quella di alcuni condomini: un settantenne stravagante, ostinatamente aggrappato al ricordo della moglie, una giovane donna devota a un marito che la tradisce neanche tanto di nascosto e una ragazza stregata da un uomo freddo e calcolatore. Tutte fiabe d’amore, e tutte imperfette, come imperfetta è la vita di Rebecca, che ha smesso di credere al “vissero per sempre felici e contenti” nell’istante in cui il suo principe azzurro, anziché salvarla e poi giurarle amore eterno, l’ha mollata senza troppe spiegazioni a un binario della stazione. Ma chissà che Rebecca non scopra, anche grazie ai suoi nuovi amici, che proprio nell’imperfezione si nasconde il segreto per trovare qualche momento di vera felicità…

Nel 2017 il mondo continua ad essere pieno di princispesse, ma un pò diverse. Sono principesse moderne che portano i pantaloni, che hanno lavora, e non sempre sentono il bisogno del Principe Azzurro. A volte per scelta, altre volte perchè dopo aver amato una volta, non credono sia possibile una seconda occasione.

La principessa di questo romanzo è Rebecca, ah che bellissimo nome, mi piace la sua durezza e autorevolezza, dopo che le viene spezzato il cuore rifiuta ogni possibilità di “vissero felici e contenti” e comincia una dura lotta. Ma contro chi? Chi, se non contro se stessa. Nella sua mente nasce una voce, che disturba anche la lettura, perchè si intromette e la sua presenza urta. Urta il lettore, tanto quanto urta Rebecca, che non riesce proprio ad eliminarla. E proprio così impara a conviverci.

Passano gli anni e vediamo Rebecca sempre alla ricerca del perchè la sua storia con Principe Azzurro sia finita così all’improvviso, non capisce dove ha sbagliato. Verrebbe voglia di scuoterla e dirle “Ripigliati! Sono passati ormai un paio d’anni, devi andare avanti. Non hai sbagliato in nessun modo!”. Ma l’amore è così. Ci siamo passati tutti quella sofferenza, che sembrava una corda sul collo con cui la vita ci giocava tirando di tanto in tanto. Non esiste la ricetta di guarigione. Non esiste il tempo giusto. Che siano 5 mesi, o 5 anni. E non c’è davvero modo di aiutare un cuore spezzato a guarire, tutto dipende da noi stessi. E una volta usciti dal tunnel, è sorprendente, sorridere non fa più male, anzi riusciamo proprio a ridere di noi stessi se ci voltiamo a guardare a quanto siamo stati male. Ne portiamo le cicatrice, ma non c’è più davvero quel dolore. Forse è come il dolore del parto? Si dice che una volta partorito, dopo un paio di giorni, la donna dimentica il dolore provato. Forse la stessa teoria vale anche per il cuore spezzato, una volta superato del tutto il dolore.

“Puoi avere un uomo, puoi avere l’amore, ma un’amica a cui raccontare tutto e da cui essere capita al cento per cento è più difficile da trovare rispetto al grande amore.”

Quindi in questo romanzo assistiamo alla lenta guarigione di Rebecca, ma il romanzo non è la classica storiella di un amore finito, è ben scritto. Il romanzo è pieno di personaggi a cui ci si affeziona. Impossibile non provare affetto per il vecchio signor Parini. Veramente un personaggio che colpisce con la sua tenerezza. E cosa dire della, inizialmente fastidiosa, Crimilde? Una guerriera senza quale non potremmo mai farcela.

La storia scorre, e le pagine sono piene, ti saziano e ti lasciano sodisfatto.
Secondo me ottimo debutto per l’autrice.

Copertina: Me ne sono innamorata appena l’ho vista! E’ così “distorta”!

Curiosità: Deborah Simeone nasce su una pagina di Facebook, infatti il suo libro porta il nome della pagina con cui è diventata famosa. Dopo Susanna Casciani con il suo libro “Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore”  è un’altro piacevole sogno che si avvera . Sono veramente felice vedere i sogni che diventano la realtà.

P.s. – inizialmente ho pensato molto al romanzo “L’eleganza del riccio”, perchè entrambe le protagoniste sono portinaie, amanti dei gatti, del caffè/tè.. ah beh, e tutte due scorbutiche, senza peli sulla lingua. Chissa che Rebecca se continuasse a mugugnare, non possa diventare Reneé, solo leggendo il romanzo lo si scoprirà.

 

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“Storie della buonanotte per bambine ribelli”

storie della buonanotte per bambine ribelli
Autore:
Francesca Cavallo e Elena Favilli
Titolo originale: Goodniht stories for rebel girls
Casa editrice: Mondadori
Data pubblicazione: 6 marzo 2017

Piano piano questo libro sta entrando sempre in più case. Inizialmente l’ho notato sui social, poi ho visto veramente tantissime copie nella libreria di Mondadori. Poi lessi la polemica fatta dalla scritrice Michela Murgia. La quarta volta l’ho preso senza pensarci.

Questo libro è straordinario, un piccolo gioello. Molti lo comprano per i propri figli, io l’ho preso per ME, eppure anche il mio compagno non resiste al fascino di questo libro. E quante volte quante volte avrei voluto fargli leggere qualche libro a me piaciuto, ma c’è mai stato nulla da fare. Invece adesso sono due sere dopo lavoro che mi chiede di leggere almeno un paio di pagine, e quando legge, a parte che non resisto a fargli qualche scatto, la cosa che mi emoziona e sentirlo esclamare “Ma dai!” oppure “Wow” in una storia o in un’altra.

“Non avere mai paura di essere un papavero in un campo di giunchiglie” Michaela DePrince

Questo piccolo grande libro oserei definirlo grande protesta contro il maschilismo, che ancora nel 2017 abbiamo, per quanto assurdo possa sembra. Nonostante le donne d’oggi portino i pantaloni, guidino l’auto e hanno il diritto di voto ancora sentiamo dire “Ma sei una donna, ed è una cosa da uomini!”. La domanda è: chi l’ha deciso?

E’ un libro da regalare ad ogni bambina che cresca credendo in se stessa e nei suoi sogni. Che deve sapere che anche se cade, si deve rialzare e andare avanti. Non si deve abbattere mai.
E’ un libro per i bambini che crescano sapendo di non essere in nessun modo superiore alla bambina, sua amicha in asilo o scuola. Che la donna deve essere rispettata, e al posto di farla cadere, porgerle la mano per aiutare a rialzarsi.
E’ un libro che deve avere ogni donna, ogni sognatrice perchè deve sapere che può farcela!
E infine, è un libro anche per gli uomini.. forse un pò per fargli vergognare.

“Sopratutto, non temete i momenti difficili. Il meglio viene da lì” Rita Levi Montalcini

100 vite di donne straordinarie è pieno di donne da tutto il mondo, di tutte le religioni e di tutti i colori e di tutte le età. E’ stato sorprendente per me trovare alcune protagoniste molto più giovani di me, alcune sono minorenni.

Le Donne devono sapere di essere libere, devono sapere che possono essere tutto quello che vogliono!

Per completare la bellezza del libro, ogni storia è accompagnata dal ritratto del personaggio di cui si legge. Disegni tutti molto belli, impossibile non innamorarsi.

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Incontro con Sara Rattaro – 23 marzo alla presentazione di “L’amore addosso” da Mondadori, Genova.

lamoreaddossoIeri c’è stata la presentazione del libro “L’amore addosso” di Sara Rattaro, un autrice che a Genova è proprio di casa. Un’autrice di cui il successo ogni anno cresce sempre di più.
Eravamo alla Mondadori Store di Via XX Settembre, l’appuntamento era alle 18, ma l’autrice era già lì mezzora prima! Infatti alle 18.02 parlava già al microfono e scherzava sulla puntualità impeccabile. Una cosa che non ho mai visto con nessun autore.

Innamorarsi di Sara credo sia impossibile. E’ una bella donna, affascinante ma sopratutto è un piacere sentirla parlare. E’ una donna come tante, e ti fa sentire a tuo agio. Racconta che prima di cominciare a scrivere era una donna irriqueta, come lo siamo tutte finchè non troviamo veramente una cosa nostra nella vita, come lo è stato per lei con la scrittura. Una volta che ha cominciato a scrivere ha trovato il suo posto in questa vita. Scherza che ora non potrebbe essere così, perchè il giorno prima era andata in radio DeeJay e ha capito voler fare la speaker.

20170323_184218Si è parlato del suo inizio carriera, dove abbiamo conosciuta la responsabile della libreria Marina, che ha raccontato di come si sono conosciute con Sara, di come da perfetta sconosciuta in un certo senso l’ha vista crescere, ed ora tra le due c’è tanto affetto. Sara ha raccontato che non è facile al inizio, ha ripetuto più volte “Chi compra un libro di un autore del tutto sconosciuto? Di una casa editrice sconosciuta?”, che ci vuole forte speranza, e tanto lavoro dietro le quinte, come andare in una libreria e chiedere della responsabile per parlarne del suo libro. Proprio così si sono conosciute con Marina.
In effetti il suo primo libro “Sulla sedia sbagliata” in prima edizione non mi è mai capitato sotto gli occhi, una volta dopo, è stato ristampato con la casa editrice Garzanti, 20170323_181009completamente con una nuova immagine. Però. Il secondo libro “Un uso qualunque di te” pubblicato nel 2012, correggetemi se sbaglio, ma l’autrice era sempre agli inizi, tanto che, mi ricordo il libro si vendeva autografato probabilmente per attirare l’attenzione. E forse ha funzionato, o forse ed è più probabile, fui catturata del tutto dal titolo. Mi sono buttata sul libro sperando di trovare me stessa nella storia. Così non è stato, anzi, dirò l’avevo trovato anche molto, come dire, non trovo la parola giusta.. Molto.. Molto.. Forse in qualche modo esagerato. Ora vorrei proprio rileggerlo, per vedere che effetto mi fa dopo 5 anni. In 5 anni anni si cambia molto. E leggerò altre opere dell’autrice, di cui già qualche titolo ce l’ho presente come “Splendi più che puoi”, ed adesso anche il libro appena pubblicato “L’amore addosso”.

Maggior parte delle persone erano le donne, ma l’autrice dice che ci sono anche gli uomini, ma rimangono nascosti, forse un pò meno social, forse semplicemente più riservati, ma molti scrivono in privato per dire il loro grazie.

L’incontro è stato molto bello, solare e… breve! Sarei stata ad ascoltare l’autrice ancora un pò. Ma quando è toccato al pubblico a fare le domande tutti sono stati molto timidi.

Le foto del evento se trovate sulla pagina facebook di Shelf of words .

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“Mangia Prega Ama”

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Autore:
Elizabeth Gilbert
Titolo originale: “Eat, Pray, Love: One woman’s search for everything across Italy, India and Indonesia.
Casa editrice: Rizzoli
Anno pubblicazione: 2007 (orig. 2006)

Non mi stancherò mai di ripetere che ogni libro ha un suo momento. Sono sicura che se avessi provato a leggere il libro subito dopo l’acquisto (che risale a 2 anni prima), non sarei nemmeno arrivata a metà della storia.

Trama: Liz è bella, bionda, solare; ha una grande casa a New York, un matrimonio perfetto, un lavoro invidiabile. Eppure, in una notte autunnale, si ritrova in lacrime sul pavimento del bagno, con l’unico desiderio di essere mille miglia lontana da lì. Quella notte, Liz capisce di non volere niente di tutto quello che ha, e fa qualcosa di cui non si sarebbe creduta capace: si mette a pregare. Come reagireste se Dio (o qualcosa che gli assomiglia) venisse a toccarvi il cuore e la mente, non per invitarvi alla pazienza e alla rassegnazione, ma per dirvi che avete ragione, quella vita non fa per voi? Probabilmente fareste come Liz: tornereste a letto, a pensarci su. A raccogliere le forze, perché il bello deve ancora venire. Un amarissimo divorzio, una tempestosa storia d’amore destinata a finir male e, in fondo, uno spiraglio di luce: un anno di viaggio alla scoperta di sé. In questo irresistibile diario-confessione, Elizabeth Gilbert ci racconta le tappe della sua personalissima ricerca della felicità: l’Italia, dove impara l’arte del piacere, ingrassa di 12 chili e trova amici di inestimabile valore; l’India, dove raggiunge la grazia meditando in compagnia di un idraulico neozelandese dal dubbio talento poetico; e l’Indonesia, dove uno sdentato sciamano di età indefinibile le insegna a guarire dalla tristezza e dalla solitudine, a sorridere e a innamorarsi di nuovo. “Mangia prega ama” è la storia di un’anima irrequieta, con cui è impossibile non identificarsi.

Questo libro è l’esperienza personale dell’autrice, è il suo viaggio, e tutto viene narrato in prima persona, con la sua voce. Di come si è persa nel difficile divorzio, e di come ha deciso di ritrovarsi in questo viaggio di un anno, diviso in 3 parti. eat_pray_love_cover

Credo bisogna essere un pò persi come la protagonista, per apprezzare davvero il libro, non dico vivere lo stesso divorzio, ci si perde in molti modi.
Io? Beh si, io mi sono sentita ad un incrocio con 4 direzione diverse e totalmente confusa. Dopo il libro non dico di aver trovato la mia strada, però ho viaggio insieme a Liz, e ho trovato tante cose belle all’interno. Ho sottolineato veramente tante cose.

“E’ meglio vivere la propria vita in modo imperfetto piuttosto che vivere in modo perfetto l’imitazione di quella di un altro.”

Ogni parte della storia, suddivisa in 3 paesi ha un suo perche.
mangia-prega-ama_vintageLa prima parte è Italia, e noi ovviamente vediamo tutto con gli occhi un pò diversi, magari da un lettore americano o tedesco. Tutto ciò che Liz racconta a noi ci è famigliare. Alcune volte potrà anche sembrare un pò esagerato. Ma non bisogna scordare che le cose che ha vissuto Elizabeth, le ha vissuto da cittadino straniero, ed è ovvio che tutto è molto più grande ai suoi occhi, ciò che ormai è banale ad ogni italiano, come un piatto di pasta al pomodoro. L’autrice fa la turista nel nostro paese, mostra l’Italia ad altri lettori di tutto il mondo, raccontando le meraviglie storiche, il cibo e il popolo romano.
La seconda parte è India, dove viviamo insieme alla protagonista in un ashram e la seguiamo nel suo percorso spirituale, che non è per nulla facile. Non è assolutamente facile spegnere i mille pensieri che abbiamo e meditare. E se un pò in Italia Liz si è rilassata e divertita, qui i demoni tornano a tormentarla, i sensi di colpa, il sentirsi imperfetta.

Cerchiamo la felicità senza sapere che è a portata di mano, siamo come il mendicante della parabola tolstojana, che passa la vita seduto su una pentola piena d’oro, chiedendo l’elemosina a ogni passante… E ingoriamo che la nostra ricchezza – la nostra perfezzione – è già dentro di noi. Ma per rivendicarla, dobbiamo abbandonare l’incessante lavorio della mente e dei pensieri egoistici.”

E infine il nostro viaggio termina in Indonesia, dove vediamo la protagonista vivere la serenità che ha trovato in India, conosciamo insieme a Liz delle persone a cui ci affezioniamo. E quando si è sul punto di ritornare alla vita di sempre, quando incontriamo quello che potrebbe essere l’amore vediamo come esso fa ancora paura. Paura di ripetere gli stessi errori e non voler soffrire, come esso in poco tempo fa perdere l’equilibrio, acquisito con molta fatica. Ma l’amore non deve far perdere sempre la testa? Meno male che c’è il saggio Ketut che dice:

“Qualche volta perdere l’equilibrio per amore fa parte di una vita ben equilibrata.”

Bisogna ricordarlo sempre. E non smettere mai di cercare la felicità. Perchè si, la felicità la si cerca.. e la si trova anche. Per felicità bisogna lottare. “La felicità è il resultato di uno sforzo”.

Una volta finito il libro, guardo la foto dell’autrice e mi trasmette tanta serenità, e gioia. Si, gioia, con quei occhi così vivi.

FILM: E’ un film del 2010, dove la protagonista ha il volto di Julia Roberts.
Secondo me il film è fatto bene, segue abbastanza fedele il libro, a parte il finale, la parte in Indonesia ha un pò di cambiamenti, che non ho gradito, sopratutto qualcosa nel finale.

“Il consolatore” Jostein Gaarder

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Autore:
Jostein Gaarder
Titolo originale: Dukkeføreren (Burattinaio)
Casa editrice: Longanesi
Anno pubblicazione:
Ottobre 2016

Trama: Jakop vive da solo, ma non si sente mai solo. Perché, alla sua veneranda età, ha un hobby che forse può apparire molto strano, ma che gli riempie le giornate e la vita. E non solo a lui. Jakop infatti ama partecipare ai funerali degli sconosciuti, mischiarsi tra la folla degli amici e dei conoscenti e, millantando di conoscere il defunto, inventare aneddoti e ricordi di vicende mai vissute. Storie capaci di commuovere, racconti edificanti e divertenti, che diventano subito parte delle memorie di parenti e amici. Nelle parole di Jakop, trovano straordinaria e creativa consolazione. Jakop conosce bene il potere delle parole, dell’arte infinita del racconto, ed è consapevole che quando sai raccontare hai sempre degli amici…

Se mi impegno potrei trovare la bellezza di questo romanzo, ma proprio non mi va.

Ho faticato veramente tanto nella lettura a causa dei continui discorsi del personaggio sul origine delle parole indoeuropee. Interi discorsi, anzi meglio dire monologhi.

Al inizio della storia vediamo il personaggio andare ai funerali, e raccontare ai famigliari qualche ricordo di lui vissuto con il defunto. Solo poco dopo scopriamo che in realtà frequenta i funerali senza conoscere davvero la persona mancata, ma ne sente il bisogno di intruffolarsi, e sentirsi un pò della famiglia. Ecco, il punto debole del personaggio. Sin dal infanzia, con la famiglia distrutta, già da bambino Jakop cresce con questa mancanza, fino a diventare un problema. Si chiude nella sua solituine, anche se all’inizio parla molto del suo caro amico Pelle, che l’ha aiutato in tante cose, sia in lavoro a scuola, sia nelle conferenze a cui partecipava. Ma Pelle è stato anche un problema quando Jakop finalmente si sposa, e sua moglie viene a conoscenza di questo amico così particolare, tanto da far andare via definitivamente la moglie… anche se, proprio tutta colpa di Pelle, non lo è, considerato il personaggio che è Jakop. 

Avrei consigliato un psicologo a Jakop, ma anche uno bravo. E la donna che conosce nella storia, e a cui scrive la lettera, questo romanzo, di professione fa proprio quello. Ma forse ne servirebbe uno bravo anche a lei.  

“Qualcosa” di Chiara Gamberale

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Autore: Chiara Gamberale
Casa editrice: Longanesi
Data pubblicazione: 9 febbraio 2017

Trama: La Principessa Qualcosa di Troppo, fin dalla nascita, rivela di possedere una meravigliosa ma pericolosa caratteristica: non ha limiti, è esagerata in tutto quello che fa. Si muove troppo, piange troppo, ride troppo e, soprattutto, vuole troppo. Ma quando, per la prima volta, un vero dolore la sorprende, la Principessa si ritrova «un buco al posto del cuore». Com’è possibile che proprio lei, abituata a emozioni tanto forti, improvvisamente non ne provi più nessuna? Smarrita, Qualcosa di Troppo prende a vagare per il regno e incontra così il Cavalier Niente che vive da solo in cima a una collina e passa tutto il giorno a «non-fare qualcosa di importante». Grazie a lui, anche la Principessa scopre il valore del «non-fare», del silenzio, perfino della noia: tutto quello da cui è abituata a fuggire. Tanto che, presto, Qualcosa di Troppo si ribella. E si tuffa in Smorfialibro, il nuovo modo di comunicare per cui tutti nel regno sembrano essere impazziti, s’innamora di un Principe sempre allegro, di un Conte sempre triste, di un Duca sempre indignato e, pur di non fermarsi e di non sentire l’insopportabile «nostalgia di Niente» che la perseguita, vive tante, troppe avventure… Fino ad arrivare in un misterioso luogo color pistacchio e capire perché «è il puro fatto di stare al mondo la vera avventura». Chiara Gamberale, abituata a dare voce alla nostra complessità, questa volta si concentra sul rischio che corriamo a volere riempire ossessivamente le nostre vite, anziché fare i conti con chi siamo e che cosa vogliamo. Grazie a un tono sognante e divertito, e al tocco surreale delle illustrazioni di Tuono Pettinato, Qualcosa ci aiuta così a difenderci dal Troppo. Ma, soprattutto, ci invita a fare pace col Niente.

Ed eccolo qua, il nuovo libro di Chiara. Inizialmente, quando si è saputa la trama, rimasi un pò preoccupata, ma alla fine credo che abbia superato se stessa. Sui social l’autrice si è detta molto ansiosa di che impatto potresse avere sui lettori. Sono passate le prime 48 ore, e credo che la critica lo stia prendendo molto bene.

E’ uno di quei libri che vorresti in un posto speciale, con altri libri speciali, quel angolino che ti scalda il cuore, quel angolino dove fai pace con il tuo vuoto.

Cercano l’amore per non rimanere soli. Per farsi riempire lo spazio vuoto.

La storia è scritta divinamente e affronta con delicatezza tanti argomenti. La protagonista del romanzo è Qualcosa di troppo, già solo il nome fa capire tante cose, con caratterino troppo in tutto e per tutto. Che con la perdita della madre, Una di noi, scopre di avere un buco dentro, che il suo cuore sembra scomparso, che è rimasto solo il vuoto. Una esperienza sconvolgente per qualsiasi umano, ma Qualcosa di Troppo non sa come comportarsi, non capisce più nulla, il dolore che sente è troppo,e così durante il funerale fugge via dal castello. E camminando senza destinazione si imbatte in un altro personaggio  del romanzo Cavalier Niente, così diverso da Quacosa di Troppo da farla quasi impazzire, ma ciò che lui le dice le rimane impresso nella mente, ed è così che lei si lega a lui, e rimarranno in contatto per tutto il romanzo.

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Ci sarebbe tanto da dire, ma non posso raccontare tutta la storia. Questa storia merita di essere letta.

Ci si riconosce molto nelle esperienze di Qualcosa di Troppo, dalla perdita di una persona cara e un dolore troppo grande, che copre tutto. E dal vuoto che si crea e rimane per tutta la vita con noi, ma sopratutto di come ognuno lo cerca occupare, qualcuno facendo mille cose, qualcuno riempiendole di persone che capitano lungo la strada. Chiara affronta vari argomenti con molta delicatezza.  Come vuole mostrarci anche troppo l’uso dei social, in questo caso abbiamo Smorfialibro, e non c’è bisogno di dire a cosa si riferisca. Di come la vita virtuale ruba la vita reale. I rapporti fra uomini e donne, di come si confonde la felicità, acceccati dal momentaneo innamoramento, ma sopratutto di come la donna dimentica se stessa, vivendo la felicità con un compagno, solo perchè esista questo compagno.

L’amore, se proprio dobbiamo usare questa parolona, non è qualcosa che deve risolvere i nostri guai. Anzi, di solito, per quello che non-so, è ualcosa che i guai li aumenta.

Vorrei chiudere con una domanda bellissima:

“Pensa a com’è fatta la bottiglia. La sua parte più importante qual’è?”

La risposta è nel libro 😉

P.s. – questo libro mi ha ricordato molto “La principessa che credeva nelle favole”. Insieme a “Qualcosa” fanno parte dei libri che possano aiutare le donne.

“La scelta decisiva” Charlotte Link

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Autore:
Charlotte Link
Titolo originale: Die Entscheidung (La decisione)
Casa editrice: Corbaccio
Data pubblicazione: 26 gennaio 2017

A causa di problemi al computer, per un paio di giorni sono rimasta scollegata, e la recensione del libro è slittata per questo motivo. 

Trama: Simon sognava di trascorrere le vacanze di Natale con i figli e la sua compagna in un tranquillo paesino nel sud della Francia. Ma a quanto pare il sogno è destinato a non realizzarsi: i figli gli comunicano che hanno tutt’altri progetti, e la compagna lo abbandona all’ultimo momento. Ciononostante Simon decide di partire da solo, finché, lungo la strada, incontra una giovane donna, Nathalie: disperata, senza soldi, senza documenti non sa dove andare e Simon le dà un passaggio e d’impulso le offre di ospitarla nella casa che ha affittato. Non sa che questa sua decisione lo farà precipitare in un incubo e in un mondo le cui tracce, macchiate di sangue, conducono fino in Bulgaria e a una ragazza di nome Selina che cercava una vita migliore ma che ha trovato l’inferno. Selina riesce a sfuggire ai suoi aguzzini ma la sua vicenda si intreccerà in modo drammatico e inaspettato ai destini di Simon e Nathalie a mille chilometri di distanza…

E’ il primo libro che leggo di Charlotte Link, ho il piacere di conoscerla grazie alla casa editrice Corbaccio che mi ha dato la possibilità di leggere il libro in anteprima.

Questo libro è un buon thriller,anche se poco dopo è chiara la situazione (era chiaro a tutti, vero?), il fatto che manchino un paio di dettagli ti fa restare in compagnia dei personaggi per un paio di giorni. La storia è ambientata nei nostri giorni, essendo una parte della storia ambientata a Parigi, l’autrice ha messo molto bene a fuoco la tragedia del 13 novembre 2015, descrivendo il popolo sotto shock, e diffidente, rendendo questo libro ancora più reale.
Inizialmente sembra ci siano molti personaggi nella storia, ogni capitolo ne parla di ognuno di loro, spesso non solo cambiando la città, ma anche il paese, ci spostiamo dalla Francia alla Germania, per finire in Bulgaria. Dopo poco i personaggi chiave sono chiari, e piano piano gli conosciamo un pò per volta. la-scelta-decisiva_originale
Se a molti non è piaciuta Natalie, io non ho amato molto invece il personaggio maschile Simon, ma l’autrice era ben consapevole quando lo creava, e lo voleva così. Anche se si ritiene che alla fine della storia lui sia cambiato, un pò “cresciuto”, per me è rimasto lo stesso.  I personaggi di Bulgaria invece sono belli, e la loro storia molto vera. Ci si potrebbe fare un romanzo a parte solo con loro.

Se inizialmente non avevo gradito il finale, dopo un paio di giorni ho capito che questa decisione di un finale così fa parte dell’essere di Charlotte Link, è stata molto reale nella storia, non ha risparmiato vite, perchè nella realtà non esiste quasi mai un happy end nelle situazione del genere, così lo è anche il finale. E’ reale. Forse con un futuro, magari con un nuovo libro. Oppure senza futuro. Quel vuoto, che ti accompagna in attesa. Attesa che può non avere mai la fine.

 

Come ho detto all’inizio è un buon thriller.. ma come ce ne sono tanti. Non mi ha catturato particolarmente, sopratutto perchè la storia mi era chiara sin dal inizio. Poche scene che possano togliere il fiato. E’ solo una storia. Ha al centro una grande storia, ma che l’autrice ha voluto raccontare esternamente, con dei personaggi secondari, che in questo romanzo sono principali.