“Qualcosa” di Chiara Gamberale

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Autore: Chiara Gamberale
Casa editrice: Longanesi
Data pubblicazione: 9 febbraio 2017

Trama: La Principessa Qualcosa di Troppo, fin dalla nascita, rivela di possedere una meravigliosa ma pericolosa caratteristica: non ha limiti, è esagerata in tutto quello che fa. Si muove troppo, piange troppo, ride troppo e, soprattutto, vuole troppo. Ma quando, per la prima volta, un vero dolore la sorprende, la Principessa si ritrova «un buco al posto del cuore». Com’è possibile che proprio lei, abituata a emozioni tanto forti, improvvisamente non ne provi più nessuna? Smarrita, Qualcosa di Troppo prende a vagare per il regno e incontra così il Cavalier Niente che vive da solo in cima a una collina e passa tutto il giorno a «non-fare qualcosa di importante». Grazie a lui, anche la Principessa scopre il valore del «non-fare», del silenzio, perfino della noia: tutto quello da cui è abituata a fuggire. Tanto che, presto, Qualcosa di Troppo si ribella. E si tuffa in Smorfialibro, il nuovo modo di comunicare per cui tutti nel regno sembrano essere impazziti, s’innamora di un Principe sempre allegro, di un Conte sempre triste, di un Duca sempre indignato e, pur di non fermarsi e di non sentire l’insopportabile «nostalgia di Niente» che la perseguita, vive tante, troppe avventure… Fino ad arrivare in un misterioso luogo color pistacchio e capire perché «è il puro fatto di stare al mondo la vera avventura». Chiara Gamberale, abituata a dare voce alla nostra complessità, questa volta si concentra sul rischio che corriamo a volere riempire ossessivamente le nostre vite, anziché fare i conti con chi siamo e che cosa vogliamo. Grazie a un tono sognante e divertito, e al tocco surreale delle illustrazioni di Tuono Pettinato, Qualcosa ci aiuta così a difenderci dal Troppo. Ma, soprattutto, ci invita a fare pace col Niente.

Ed eccolo qua, il nuovo libro di Chiara. Inizialmente, quando si è saputa la trama, rimasi un pò preoccupata, ma alla fine credo che abbia superato se stessa. Sui social l’autrice si è detta molto ansiosa di che impatto potresse avere sui lettori. Sono passate le prime 48 ore, e credo che la critica lo stia prendendo molto bene.

E’ uno di quei libri che vorresti in un posto speciale, con altri libri speciali, quel angolino che ti scalda il cuore, quel angolino dove fai pace con il tuo vuoto.

Cercano l’amore per non rimanere soli. Per farsi riempire lo spazio vuoto.

La storia è scritta divinamente e affronta con delicatezza tanti argomenti. La protagonista del romanzo è Qualcosa di troppo, già solo il nome fa capire tante cose, con caratterino troppo in tutto e per tutto. Che con la perdita della madre, Una di noi, scopre di avere un buco dentro, che il suo cuore sembra scomparso, che è rimasto solo il vuoto. Una esperienza sconvolgente per qualsiasi umano, ma Qualcosa di Troppo non sa come comportarsi, non capisce più nulla, il dolore che sente è troppo,e così durante il funerale fugge via dal castello. E camminando senza destinazione si imbatte in un altro personaggio  del romanzo Cavalier Niente, così diverso da Quacosa di Troppo da farla quasi impazzire, ma ciò che lui le dice le rimane impresso nella mente, ed è così che lei si lega a lui, e rimarranno in contatto per tutto il romanzo.

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Ci sarebbe tanto da dire, ma non posso raccontare tutta la storia. Questa storia merita di essere letta.

Ci si riconosce molto nelle esperienze di Qualcosa di Troppo, dalla perdita di una persona cara e un dolore troppo grande, che copre tutto. E dal vuoto che si crea e rimane per tutta la vita con noi, ma sopratutto di come ognuno lo cerca occupare, qualcuno facendo mille cose, qualcuno riempiendole di persone che capitano lungo la strada. Chiara affronta vari argomenti con molta delicatezza.  Come vuole mostrarci anche troppo l’uso dei social, in questo caso abbiamo Smorfialibro, e non c’è bisogno di dire a cosa si riferisca. Di come la vita virtuale ruba la vita reale. I rapporti fra uomini e donne, di come si confonde la felicità, acceccati dal momentaneo innamoramento, ma sopratutto di come la donna dimentica se stessa, vivendo la felicità con un compagno, solo perchè esista questo compagno.

L’amore, se proprio dobbiamo usare questa parolona, non è qualcosa che deve risolvere i nostri guai. Anzi, di solito, per quello che non-so, è ualcosa che i guai li aumenta.

Vorrei chiudere con una domanda bellissima:

“Pensa a com’è fatta la bottiglia. La sua parte più importante qual’è?”

La risposta è nel libro 😉

P.s. – questo libro mi ha ricordato molto “La principessa che credeva nelle favole”. Insieme a “Qualcosa” fanno parte dei libri che possano aiutare le donne.

“La scelta decisiva” Charlotte Link

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Autore:
Charlotte Link
Titolo originale: Die Entscheidung (La decisione)
Casa editrice: Corbaccio
Data pubblicazione: 26 gennaio 2017

A causa di problemi al computer, per un paio di giorni sono rimasta scollegata, e la recensione del libro è slittata per questo motivo. 

Trama: Simon sognava di trascorrere le vacanze di Natale con i figli e la sua compagna in un tranquillo paesino nel sud della Francia. Ma a quanto pare il sogno è destinato a non realizzarsi: i figli gli comunicano che hanno tutt’altri progetti, e la compagna lo abbandona all’ultimo momento. Ciononostante Simon decide di partire da solo, finché, lungo la strada, incontra una giovane donna, Nathalie: disperata, senza soldi, senza documenti non sa dove andare e Simon le dà un passaggio e d’impulso le offre di ospitarla nella casa che ha affittato. Non sa che questa sua decisione lo farà precipitare in un incubo e in un mondo le cui tracce, macchiate di sangue, conducono fino in Bulgaria e a una ragazza di nome Selina che cercava una vita migliore ma che ha trovato l’inferno. Selina riesce a sfuggire ai suoi aguzzini ma la sua vicenda si intreccerà in modo drammatico e inaspettato ai destini di Simon e Nathalie a mille chilometri di distanza…

E’ il primo libro che leggo di Charlotte Link, ho il piacere di conoscerla grazie alla casa editrice Corbaccio che mi ha dato la possibilità di leggere il libro in anteprima.

Questo libro è un buon thriller,anche se poco dopo è chiara la situazione (era chiaro a tutti, vero?), il fatto che manchino un paio di dettagli ti fa restare in compagnia dei personaggi per un paio di giorni. La storia è ambientata nei nostri giorni, essendo una parte della storia ambientata a Parigi, l’autrice ha messo molto bene a fuoco la tragedia del 13 novembre 2015, descrivendo il popolo sotto shock, e diffidente, rendendo questo libro ancora più reale.
Inizialmente sembra ci siano molti personaggi nella storia, ogni capitolo ne parla di ognuno di loro, spesso non solo cambiando la città, ma anche il paese, ci spostiamo dalla Francia alla Germania, per finire in Bulgaria. Dopo poco i personaggi chiave sono chiari, e piano piano gli conosciamo un pò per volta. la-scelta-decisiva_originale
Se a molti non è piaciuta Natalie, io non ho amato molto invece il personaggio maschile Simon, ma l’autrice era ben consapevole quando lo creava, e lo voleva così. Anche se si ritiene che alla fine della storia lui sia cambiato, un pò “cresciuto”, per me è rimasto lo stesso.  I personaggi di Bulgaria invece sono belli, e la loro storia molto vera. Ci si potrebbe fare un romanzo a parte solo con loro.

Se inizialmente non avevo gradito il finale, dopo un paio di giorni ho capito che questa decisione di un finale così fa parte dell’essere di Charlotte Link, è stata molto reale nella storia, non ha risparmiato vite, perchè nella realtà non esiste quasi mai un happy end nelle situazione del genere, così lo è anche il finale. E’ reale. Forse con un futuro, magari con un nuovo libro. Oppure senza futuro. Quel vuoto, che ti accompagna in attesa. Attesa che può non avere mai la fine.

 

Come ho detto all’inizio è un buon thriller.. ma come ce ne sono tanti. Non mi ha catturato particolarmente, sopratutto perchè la storia mi era chiara sin dal inizio. Poche scene che possano togliere il fiato. E’ solo una storia. Ha al centro una grande storia, ma che l’autrice ha voluto raccontare esternamente, con dei personaggi secondari, che in questo romanzo sono principali.

“Quattro etti d’amore, grazie” Chiara Gamberale

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Autore:
Chiara Gamberale
Casa editrice: Mondadori
Data pubblicazione: 26 marzo 2013

Ma possibile che, noi essere umani, siamo insodisfatti cronici?

Trama: Quasi ogni giorno Erica e Tea s’incrociano tra gli scaffali di un supermercato. Erica ha un posto in banca, un marito devoto, una madre stralunata, un gruppo di ex compagni di classe su facebook, due figli. Tea è la protagonista della serie tv di culto “Testa o Cuore”, ha un passato complesso, un marito fascinoso e manipolatore. Erica fa la spesa di una madre di famiglia, Tea non va oltre gli yogurt light. Erica osserva il carrello di Tea e sogna: sogna la libertà di una donna bambina, senza responsabilità, la leggerezza di un corpo fantastico, la passione di un amore proibito. Certo non immaginerebbe mai di essere un mito per il suo mito, un ideale per il suo ideale. Invece per Tea lo è: di Erica non conosce nemmeno il nome e l’ha ribattezzata “signora Cunningham”. Nelle sue abitudini coglie la promessa di una pace che a lei pare negata, è convinta sia un punto di riferimento per se stessa e per gli altri, proprio come la madre impeccabile di “Happy Days”. Le due donne, in un continuo gioco di equivoci e di proiezioni, si spiano la spesa, si contemplano a vicenda: ma l’appello all’esistenza dell’altra diventa soprattutto l’occasione per guardare in faccia le proprie scelte e non confonderle con il destino. Che comunque irrompe, strisciante prima, deflagrante poi, nelle case di entrambe. Sotto la lente divertita e sensibile della scrittura di Chiara Gamberale, ecco così le lusinghe del tradimento e del sottile ma fondamentale confine tra fuga e ricerca.

Devo dire che questo libro mi ha sorpreso, non che non ci credesse nelle capacità di Chiara, semplicemente mi ha fatto maggior effetto, a differenza degli altri suoi romanzi. Mi è piaciuta la chiara dimostrazione come siamo insodisfatti cronici delle nostre vite, come senza volerlo vediamo la vita degli altri, e senza conoscerla spesso invidiamo qualcosa, perchè la vita degli altri, ovviamente, sembra più facile, più bella della nostra. Questo romanzo ne è proprio la dimostrazione, come nessuna vita quotidiana è perfetta. I problemi ce li hanno assolutamente tutti. Forse, la vita senza problemi non esiste. Tutto sta nel nostro comportamento con ogni difficoltà che troviamo sul nostro cammino. Ciò è grave per me può essere sciocco per un altro, e viceversa.

Dobbiamo imparare ad essere più sereni nella vita, invece viviamo tutto in una continua fretta, e così perdiamo tanti momenti piccoli, di cui è piena la vita. bilancia-amore

Devo ammettere che ho sempre in un certo senso invidiato la spesa degli altri, senza nemmeno osservarla per bene. Semplicemente, non amando cucinare (detta proprio gentilmente) valuto la mia spesa scarsa, e sogno quei carelli pieni che possano riempire il frigo per un mese intero. Ma sarà possibile?

Tornando al romanzo, si riconosce la penna di Chiara, sopratutto nella protagonista Tea. Solito personaggio femminile, un pò disturbato, e di conseguenza infiniti problemi con gli uomini, bassa autostima e totale dipendenza dal uomo, che in questo caso ci capita il classico Peter Pan, che non vuole crescere, e non fa crescere la donna accanto a se.
Un’altra protagonista del romanzo è Erica, dipendente di una banca, che dopo una rapina, non riesce uscire dalla bolla in cui è entrata, dopo le parole della sua collega, che in un attimo di totale tensione le confessa delle cose, ma sopratutto dice delle parole, che Erica si ripeterà più volte:

“Ma tu ci pensi, Erica? A tutte le esistenze che potrebbero farci felici, se non fossimo sempre alle prese con la nostra? ”

Mi è piaciuta anche la serie di cui attrice Tea ne era la protagonista. Il solito dilemma cosa seguire nella vita: il cuore o la testa? Quando prendiamo una decisione, chi è a decidere veramente? Come il dialogo che ha Erica con il suo compagno di scuola: quando ci sposiamo, decidiamo di passare la nostra vita con un’altra persona… a decidere è il cuore o la testa?

Voi che dite?

 

P.S. – manca poco (a febbraio) all’uscita del nuovo romanzo di Chiara che si chiamerà “Qualcosa”, per il quale autrice partirà in tuor per promuoverlo. Ci sono già le prime date, pubblicate dalla stessa Chiara sul suo profilo Facebook.

“La pioggia prima che cada” Jonathan Coe

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Autore:
Jonathan Coe
Titolo originale: The rain before it falls
Anno pubblicazione: 2007
Casa Editrice: Feltrinelli

E’ il secondo libro del famoso autore inglese che leggo. I lettori si dividono in quelli che lo amano, o quelli che lo odiano, ha solo questi due effetti su un possibile nuovo lettore. Io, ho quasi paura di dirlo, potrei entrare nella prima categoria. Aspetto una sua terza lettura.

Trama: La Zia Rosamond non è più. È morta nella sua casa nello Shropshire, dove viveva sola, dopo l’abbandono di Rebecca e la morte di Ruth, la pittrice che è stata la sua ultima compagna. A trovare il cadavere è stato il suo medico. Aveva settantatré anni ed era malata di cuore, ma non aveva mai voluto farsi fare un bypass. Quando è morta, stava ascoltando un disco – canti dell’Auvergne – e aveva un microfono in mano. Sul tavolo c’era un album di fotografie. Evidentemente, la povera Rosamond stava guardando delle foto e registrando delle cassette. Non solo. Stava anche bevendo del buon whisky, ma… Accidenti, e quel flacone vuoto di Diazepam? Non sarà stato per caso un suicidio? La sorpresa viene dal testamento. Zia Rosamond ha diviso il suo patrimonio in tre parti: un terzo a Gill, la sua nipote preferita; un terzo a David, il fratello di Gill; e un terzo a Imogen. Gill e David fanno un po’ fatica a capire chi sia questa Imogen, perché prima sembra loro di non conoscerla, poi ricordano di averla vista solo una volta nel 1983, alla festa per il cinquantesimo compleanno di Rosamond. Imogen era quella deliziosa bimba bionda venuta con gli altri a festeggiare la padrona di casa. Sembrava che avesse qualcosa di strano. Sì, era cieca. Occorre dunque ritrovare Imogen per informarla della fortuna che le è toccata. Ma per quanti sforzi si facciano, Imogen non si trova. E allora non resta – come indicato dalla stessa Rosamond in un biglietto – che ascoltare le cassette incise dalla donna…

Una storia molto delicata e tanto fragile.
Praticamente tutto il romanzo viene narrato dalla stessa Rosamond, che ha lasciato la sua voce sulle audiocassette. Insieme a sua nipote Gill e le sue due figlie, ascoltiamo le cassette, e sembra quasi di sentire la voce di Ros, che a volte si emoziona, altre volte si spezza e interrompe la registrazione per riprendersi.

Non c’è un altro modo per mostrare le foto a Imogen se non raccontando tutto in ogni minimo dettaglio. E ogni descrizione che segue non pesa assolutamente, io spesso mi sono persa si, non sempre sono riuscita ad immaginarela-pioggia-prima-che-cada_foto-personale quello che diceva Ros, ma mi perdevo insieme a lei, quando guardando una foto lei partiva con la descrizione e si perdeva nei ricordi. Perchè succede così guardando delle foto. Non si ricorda solo l’esatto momento dello scatto della fotografia. Si ricorda il prima, e il dopo.

Con queste fotografie Rosamond non solo descrive un semplice scatto, ma racconta il passato. Una grande storia tutta al femminile che parte dalla stessa Ros piccolina, che per scappare dalla guerra viene spedita dai parenti, dove stringe l’amicizia con la sua cugina Beatrix. Seguiamo la storia per tanti anni, in cui le ragazze crescono. Qualcuno si sposa, fugge, ritorna, sparisce. E tutto è pieno di emozioni. Tutto è pieno di dolore. Perchè adesso Ros è sola, e come non mai vuol ritrovare Imogen.

Adesso, sarei tentata di accartocciare questa foto e buttarla via. I sorrisi sulle nostre facce mi danno la nausea. Il sorriso sulla mia faccia, comunque, e sulla sua. Nessuno dei bambini sorride, a essere sinceri. Tantomeno Thea, che non ne ha alcun motivo. Che cosa ingannevole può essere una fotografia. Dicono che il ricordo giochi dei brutti tiri. Mai come una fotografia, a mio avviso. E adesso lascia che metta da parte questa fotografia menzognera, chiudi gli occhi, e ripensi a quel giorno.

 

La lettura parte con curiosità di trovare questa misteriosa Imogen, ma pagina dopo pagina si entra vortice della storia, e ci si dimentica anche un pò della piccola bimba, perchè si è persi totalmente nei casini della storia, dove cominciamo a conoscere la cugina di Ros Beatrix, nonchè la nonna della piccola Imogen.

“La libreria dei desideri” – Claire Ashby

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Autore:
  Claire Ashby
Titolo originale: When you make it home
Casa Editrice:
Newton Compton Editori
Anno pubblicazione:
2015

Mi ero innamorata della copertina, ancora prima che uscisse. Dopo più di una volta lo presi in libreria, lo sfiorai e accarezai per poi sempre riappoggiarlo salutandolo con “Alla prossima”.

Trama: Meg Michaels, giovane proprietaria di una libreria, si sta leccando ancora le ferite per aver chiuso, una dopo l’altra, due storie con due uomini sbagliati. Durante una festa a casa di amici conosce Theo Taylor, un medico dell’esercito in congedo, che per puro caso scopre il suo segreto: Meg è incinta. Theo è stato ferito in guerra e sembra un tipo scontroso e orgoglioso, ma nasconde in realtà un lato dolce, discreto e premuroso. Tra i due, giorno dopo giorno, nasce un legame strano, fatto di dettagli e confessioni, di comprensione… e di una straordinaria attrazione fisica che coglie entrambi di sorpresa. Tra uno scaffale da riordinare, una pila di bestseller da spolverare e una vita che nasce, Meg sarà capace di darsi di nuovo la possibilità di essere felice?

Per caso mi capitò una offerta su kobo, forse 3 libri al prezzo di due, qualcosa di simile, e così, per quanto io detesti le letture elettroniche, mi decisi di prenderlo ( alla fine su kobo scelgo dei libri sui cui non sono sicura sul acquisto del cartaceo, ecco).

Spesso mi trovo in difficoltà a parlare dei libri che ho amato tanto, proprio non riesco a formulare due parole.. Con questo romanzo ho capito che anche altrettanto con i libri che proprio non sono piaciuti.

Questo libro l’ho trovato proprio orribile. Orribile da far ridere.
Più di una volta sentivo che stavo solo sprecando il mio tempo con questa storia. Il finale era ovvio, ma volevo lo stesso arrivarci fino alla fine. Diciamo, il fatto che la scrittura sia comunque molto fluida, senza intoppi (non se per la stessa storia che ti faceva chiudere il libro sbuffando) ha aiutato arrivare fino in fondo.

Non saprei da dove cominciare..
I personaggi non sono interessanti. Le scelte della protagonista sono assurde. Anzi, mi è sembrata proprio una stupida, in tante cose che ha fatto, a cominciare sin dal inizio. Qui potremo cadere in un discorso molto pesante e difficile con opinioni diversi, ma una ragazza a 24 anni che scopre di essere incinta, non è obbligata a tenere il bambino, visto poi la sua situazione (anche se nella storia, una 24enne come lei passa quasi per una 34enne, il che è assurdo!). E visto che decide di tenerlo, comportati un pò più da adulta, invece sembra una 16enne in calore. Veramente inaccettabile. La sua fissa per il nuovo arrivato, è imbarazzante, un’altra volta una 16enne. Per carità, siamo tutti degli adolescenti quando ci innamoriamo, anche a 40 anni, le farfalle nello stomaco non muoiono mai. Ma…! In questa storia ho trovato questi passaggi molto ridicoli.

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Anzi, il libro lo potevano benissimo chiamare “50 sfumature della libraia”…. Oppure anche “… della farmacista/tabaccaia..”. Perchè, ciò che attira dal titolo, e dalla copertina dentro non trovi nulla. Ok, Meg è la proprietaria della libreria. Ama i libri. Punto… Troppo poco.

Per non parlare di altri personaggi. La peggior soap opera in un unico libro. E’ proprio un romanzo Harmony… Ah! Ma tu guarda la copertina originale! Harmony!

E alla fine della assurda storia… ci dimentichiamo pure dell’amica, tanto cara alla protagonista! L’abbiamo lasciata nel letto, dimenticata proprio. Complimenti.

 

“Una lepre con la faccia di bambina” Laura Conti

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Autore:
Laura Conti
Anno pubblicazione: 1978
Casa editrice: Editori Riuniti (I David)

Ho sceto questo libro per cominciare il nuovo anno.
Perchè è stata una grande scoperta per me, quello che è successo a Seveso. Quando me lo sentii raccontare rimasi scioccata.

Trama: Una storia dolce e crudele: due ragazzi, Marco e Sara, al centro di una grande dramma ecologico e politico, sociale e privato. Il romanzo inizia in sordina dal momento in cui la “nuvola” della diossima sembra un fastidio di poca importanza; indugia sui particolari opachi di un angusto orizzonte casalingo; descrive le crisi e le scoperte adolescenziali di Marco e Sara in un mondo contaminato; si illumina dei loro incontri teneri e turbati. Con questo libro Laura Conti torna a Seveso, questa volta per svelare, con la finzione narrativa ma senza “inventare nulla”, un’area di realtà che saggi e articoli lasciano in ombra: i rapporti umani, le sofferenze segrete, le gioie degli affetti. Un racconto a occhi spietatamente asciutti, che lascia nel lettore un’immagine struggente di grazia ferita, di innocenza folgorata.

Quante vite sono state spezzate da quella tragedia. Quante vite, ancora oggi, ne stanno pagando il prezzo.
Credo sia una perfetta testemonianza di quello che possa essere successo in molte famiglie, dove ai bambini non veniva detta la verità, dove spesso nemmeno i grandi sapevano esattamente di quando fosse grave la tragedia. Dove le autorità al posto di aiutare – mentivano. Dove ancora oggi, le autorità si tirano indietro negando il connesso di quello che è successo quasi 41 anni fa. seveso_parco

E pensare che adesso, in un delle 3 zone, considerate più inquinate, precisamente nella ex zona A, hanno “costruito” il parco “Parco naturale Bosco delle Querce” ma quanto sia naturale per davvero?

Sono passati anni, tanti o pochi? Ma la vita ha continuato ad andare avanti. Molte persone dopo l’incidente sono morte. Molte, che sono sopravvissute, si portano dentro un tumore.. ma quello è una coincidenza, vero? Certo.
Dopo la tragedia fu consentito l’aborto, che all’epoca fu fuori legge, per chi non ha perso di sua “spontaneità“, fu consigliato l’intervento, ed è stato consigliato anche di non riprodursi per i prossimo come minimo 6 mesi.seveso_tragedia

Ci insegnano che la storia serve per non ripetere gli stessi errori. Ma guarda caso, l’egoismo degli umani al commando delle grande cose, batte (se ne sbatte) tutto (di tutto).

Film: Nel 1989 esce il film di Gianni Serra basato sul libro. Il film è possibile trovare sul canale YouTube.

Curiosità: L’autrice ha scelto il linguaggio “povero” per questo libro, dove non si sapeva parlare bene l’italiano. Sarà… ma mi ha disturbato molto questo cosi detto “povero” linguaggio.

 

“Se chiudo gli occhi” Simona Sparaco

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Autore:
Simona Sparaco
Prima pubblicazione: 2014
Cas Editrice: Giunti

E’ stato il libro con cui ho deciso chiudere il 2016.
Per la trama delicata spesso ne ho rimandato la lettura, poi invece mi decisi, perchè forse insieme alla storia volevo lasciare nel passato anche dell’atro.

Trama: Viola nella vita ha imparato molto bene una cosa: a nascondersi. Abiti di una taglia sempre troppo grande, un lavoro che non le dà alcuna soddisfazione e ben lontano dalle sue passioni di bambina, un bravo ragazzo come marito, con cui però, forse, l’amore non c’è mai stato. Poi un giorno, mentre sta sviluppando rullini di gente infelice al centro commerciale, si fa largo tra la folla un uomo alto e dinoccolato, ancora bello nonostante l’età: è suo padre, l’artista famoso, l’irregolare, l’eterno bambino. È tornato, è venuto a cercarla per proporle un viaggio nelle Marche, la loro terra d’origine, e per dirle una cosa molto importante. Ma come fidarsi un’altra volta dell’uomo che l’ha abbandonata? Come credere di nuovo a una delle sue funamboliche storie? La tentazione è troppo forte e Viola accetta. Un segreto custodito per anni condurrà padre e figlia alle pendici dei Sibillini dove Viola sarà travolta da una nuova forza e una nuova luce, proprio come il cielo di quei posti. È un viaggio magico se il prezzo della felicità è abbandonarsi con gli occhi chiusi al potere della vita e all’amore che è pronto ad accoglierci.

Mi duole tanto nel dire che il libro non mi è piaciuto. Tutto sta, come dicevo prima, visto il tema delicato, che avevo tante aspettative. Forse cercavo delle risposte, del sostegno. Che non ho avuto, perchè sono totalmente diversa dalla protagonista Viola (.. o forse no, ma me lo nego?). Sta di fatto che molte cose successe, in molte cose mi sarei comportata diversamente, e quindi questo mi ha allontonato totalmente dalla storia. Ed anche alla fine, a differenza di Viola, non riesco perdonare suo padre.

Ma in questo romanzo c’è un’altra storia, e se togliamo di mezzo Viola, è una storia d’amore tormentata, che non si è mai spenta nel cuore dell’uomo verso la donna che lui perse. Peccato che proprio Viola sia stata a pagare tutti i problemi che hanno avuto i grandi.
Forse questo romanzo doveva essere raccontata dall’uomo, e non dalla sua figlia.

E poi c’è un bellissimo viaggio nei monti di Sibilla, con una sua storia forte, e un pò magica.
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Mi fa ridere dirlo, ma con questo libro Simona ha provato a fare i viaggi che di solito fa Pauolo Coelho?

Come dice il sottotiolo del nome del blog “I libri rispecchiano quello che siamo”, è una frase in cui credo tanto. In ogni libro, che possa essere anche un thriller o storia horror, noi troviamo i piccoli pezzi di noi, per questo un libro alla fine ci piace oppure no, perchè in ogni libro troviamo qualcosa di nostro. Quindi bisogna farci attenzione quando una persona parla del suo libro preferito, perchè in esso, non c’è solo un semplice romanzo, ma molto di più.