“Mangia Prega Ama”

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Autore:
Elizabeth Gilbert
Titolo originale: “Eat, Pray, Love: One woman’s search for everything across Italy, India and Indonesia.
Casa editrice: Rizzoli
Anno pubblicazione: 2007 (orig. 2006)

Non mi stancherò mai di ripetere che ogni libro ha un suo momento. Sono sicura che se avessi provato a leggere il libro subito dopo l’acquisto (che risale a 2 anni prima), non sarei nemmeno arrivata a metà della storia.

Trama: Liz è bella, bionda, solare; ha una grande casa a New York, un matrimonio perfetto, un lavoro invidiabile. Eppure, in una notte autunnale, si ritrova in lacrime sul pavimento del bagno, con l’unico desiderio di essere mille miglia lontana da lì. Quella notte, Liz capisce di non volere niente di tutto quello che ha, e fa qualcosa di cui non si sarebbe creduta capace: si mette a pregare. Come reagireste se Dio (o qualcosa che gli assomiglia) venisse a toccarvi il cuore e la mente, non per invitarvi alla pazienza e alla rassegnazione, ma per dirvi che avete ragione, quella vita non fa per voi? Probabilmente fareste come Liz: tornereste a letto, a pensarci su. A raccogliere le forze, perché il bello deve ancora venire. Un amarissimo divorzio, una tempestosa storia d’amore destinata a finir male e, in fondo, uno spiraglio di luce: un anno di viaggio alla scoperta di sé. In questo irresistibile diario-confessione, Elizabeth Gilbert ci racconta le tappe della sua personalissima ricerca della felicità: l’Italia, dove impara l’arte del piacere, ingrassa di 12 chili e trova amici di inestimabile valore; l’India, dove raggiunge la grazia meditando in compagnia di un idraulico neozelandese dal dubbio talento poetico; e l’Indonesia, dove uno sdentato sciamano di età indefinibile le insegna a guarire dalla tristezza e dalla solitudine, a sorridere e a innamorarsi di nuovo. “Mangia prega ama” è la storia di un’anima irrequieta, con cui è impossibile non identificarsi.

Questo libro è l’esperienza personale dell’autrice, è il suo viaggio, e tutto viene narrato in prima persona, con la sua voce. Di come si è persa nel difficile divorzio, e di come ha deciso di ritrovarsi in questo viaggio di un anno, diviso in 3 parti. eat_pray_love_cover

Credo bisogna essere un pò persi come la protagonista, per apprezzare davvero il libro, non dico vivere lo stesso divorzio, ci si perde in molti modi.
Io? Beh si, io mi sono sentita ad un incrocio con 4 direzione diverse e totalmente confusa. Dopo il libro non dico di aver trovato la mia strada, però ho viaggio insieme a Liz, e ho trovato tante cose belle all’interno. Ho sottolineato veramente tante cose.

“E’ meglio vivere la propria vita in modo imperfetto piuttosto che vivere in modo perfetto l’imitazione di quella di un altro.”

Ogni parte della storia, suddivisa in 3 paesi ha un suo perche.
mangia-prega-ama_vintageLa prima parte è Italia, e noi ovviamente vediamo tutto con gli occhi un pò diversi, magari da un lettore americano o tedesco. Tutto ciò che Liz racconta a noi ci è famigliare. Alcune volte potrà anche sembrare un pò esagerato. Ma non bisogna scordare che le cose che ha vissuto Elizabeth, le ha vissuto da cittadino straniero, ed è ovvio che tutto è molto più grande ai suoi occhi, ciò che ormai è banale ad ogni italiano, come un piatto di pasta al pomodoro. L’autrice fa la turista nel nostro paese, mostra l’Italia ad altri lettori di tutto il mondo, raccontando le meraviglie storiche, il cibo e il popolo romano.
La seconda parte è India, dove viviamo insieme alla protagonista in un ashram e la seguiamo nel suo percorso spirituale, che non è per nulla facile. Non è assolutamente facile spegnere i mille pensieri che abbiamo e meditare. E se un pò in Italia Liz si è rilassata e divertita, qui i demoni tornano a tormentarla, i sensi di colpa, il sentirsi imperfetta.

Cerchiamo la felicità senza sapere che è a portata di mano, siamo come il mendicante della parabola tolstojana, che passa la vita seduto su una pentola piena d’oro, chiedendo l’elemosina a ogni passante… E ingoriamo che la nostra ricchezza – la nostra perfezzione – è già dentro di noi. Ma per rivendicarla, dobbiamo abbandonare l’incessante lavorio della mente e dei pensieri egoistici.”

E infine il nostro viaggio termina in Indonesia, dove vediamo la protagonista vivere la serenità che ha trovato in India, conosciamo insieme a Liz delle persone a cui ci affezioniamo. E quando si è sul punto di ritornare alla vita di sempre, quando incontriamo quello che potrebbe essere l’amore vediamo come esso fa ancora paura. Paura di ripetere gli stessi errori e non voler soffrire, come esso in poco tempo fa perdere l’equilibrio, acquisito con molta fatica. Ma l’amore non deve far perdere sempre la testa? Meno male che c’è il saggio Ketut che dice:

“Qualche volta perdere l’equilibrio per amore fa parte di una vita ben equilibrata.”

Bisogna ricordarlo sempre. E non smettere mai di cercare la felicità. Perchè si, la felicità la si cerca.. e la si trova anche. Per felicità bisogna lottare. “La felicità è il resultato di uno sforzo”.

Una volta finito il libro, guardo la foto dell’autrice e mi trasmette tanta serenità, e gioia. Si, gioia, con quei occhi così vivi.

FILM: E’ un film del 2010, dove la protagonista ha il volto di Julia Roberts.
Secondo me il film è fatto bene, segue abbastanza fedele il libro, a parte il finale, la parte in Indonesia ha un pò di cambiamenti, che non ho gradito, sopratutto qualcosa nel finale.

“La libreria delle storie sospese”

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Autore:
Cristina Di Canio
Casa editrice: Rizzoli
Data pubblicazione: Maggio 2016

Impossibile resistere a questa copertina. Credo che rappresenti ogni lettore – sognatore.
Come lo è un pò questa storia, come lo la ragazza che l’ha scritto.

Trama: Sprofondata nella sua poltrona, tra gli scaffali che profumano di carta, Adele osserva il via vai che affolla la libreria. Questo luogo magico dalle pareti lilla, nascosto al confine tra la Milano delle boutique e i condomini affollati della periferia, è piccolo e accogliente, ed è solo per chi vuole davvero trovarlo. Proprio come è successo ad Adele che, da quella mattina di tanti anni prima, torna ogni giorno dalla sua amica Nina. Occhi intensi e sorriso grande, la giovane libraia si muove sicura nel caos che soltanto lei conosce e, ogni volta che un viso nuovo varca la soglia del negozio, gli va incontro travolgendolo con la sua energia.
Qui, tra i sogni, le storie si moltiplicano. Da quando un cliente ha avuto l’idea di lasciare un libro in regalo per l’avventore successivo, , il locale si è riempito di persone. Così tutti hanno almeno una storia da regalare agli altri e tutti vogliono lanciare un messaggio, parlare, incontrarsi. E, magari, anche innamorarsi. Perché, a volte, per la felicità bastano tanti romanzi ancora da leggere e un uomo, anche sconosciuto, che ti canti canzoni d’amore; Nina, che con i libri è cresciuta, lo sa bene. E forse anche lei, che ha appena interrotto una storia importante, è pronta per vivere un nuovo sogno…

E’ proprio con gli occhi di Adele che leggiamo il libro. Adele, una grande lettrice, dalla sua potrona ci fa conoscere Nina, la giovane libraia. E come spesso succede alle persone di una certa età parlando di una cosa, comincia a parlare di un’altra. Vedendo le cose che succedono a Nina, Adele fa i salti nel passato e parla della sua vita. Ed è proprio questa la storia bella del libro. Ci racconta di come tutto era diverso, di come è stato difficile abbandonare il Sud, per trasferirsi a Nord, alla ricerca del lavoro. Ma di come è stata fortunata in amore, perchè con Domenico si sono amati per davvero, hanno lottato per migliorare la loro vita, hanno avuto tre belle figlie, che poi in modi diversi le hanno perse, e quando c’era da soffrire hanno sofferto rimanendo sempre uniti, fino a quando Adele non è rimasta sola. nuvole.jpfProprio per questo col tempo si è legata ancora di più a Nina, così giovane, solare e sempre ottimista. Tutto quello che desiderava Adele è vedere finalmente Nina serena e felice, solo dopo avrebbe potuto andarsene. Ma siamo nel presente, dove per avere un’attività bisogna avere tanto coraggio, tanta pazienza… e un pò di fortuna. Poi se parliamo di librerie le cose si complicano ancora di più. Ma la giovane protagonista ci crede, ogni tanto si abbatte, ma non molla. Proprio grazie alla iniziativa dei  “Libri sospesi” le cose cominciano andare meglio nel negozio, creando curiosità e tanto fascino da questo gioco. Qualcuno prova anche ad innamorarsi. E Nina è testimone di tutto. Nina che è come altre donne, anche lei alla ricerca della propria felicità.

“Non mi sono mai sentita inadatta per un  libro, troppo giovane, troppo vecchia, troppo colta o troppo ignorante per iniziare un romanzo o un saggio. E’ vero, a volte ho fatto fatica con certi testi e ne ho trovati stupidi altri, ma mai per un momento mi ha sfioriato il dubbio che la mia posizione sociale o il mio titolo di studio potessero impedirmi di perdermi tra le pagine” 

Una lettura piacevole e scorrevole. A tratti malinconica, a tratti divertente, come quando Adele prende dei vecchi libri e mette sul bancone delle novità.
Sono stata decisamente colpita dal personaggio di Adele, qualcun’altro potrebbe parlare di Nina, delle sue sfortune in amore, della sua forza (che io ammiro tanto), ma Adele.. Beh, Adele, mi ha commosso tanto. Ad un certo punto c’era qualcosa che non mi quadrava nella storia, ho cominciato ad avere dei sospetti e quando finalmente l’ho capito, ero felice di dover affettare le cipolle per preparare la cena.

“Regalare un libro che ami a qualcuno che sa apprezzarlo quanto te, che si perde dentro come hai fatto tu, che soffre, ride, piange, si innamorato con la stessa potenza che ti ha travolta, è un’esperienza esaltante. C’è un legame speciale tra i cultori degli stessi romanzi.
Allo stesso modo, però, lasciare pafine amate a chi non le apprezza, a chi le trova noiose o vuote, a chi non riesce a capirne e carpirne il segreto, è frustante. Al punto che, spesso, anche le pià grandi amicizie possono vacillare quando scopri che qualcuno che stimi ha detestato “La casa della moschea” o ha abbandonato “Anna Karenina” dopo solo dieci pagine.” Adele
(Io ho abbandonato “Anna Karenina” dopo 400, non ne potevo più!)

Curiosità: L’autrice del libro Cristina Di Canio, come la protagonista Nina, ha lasciato il suo posto fisso, e ha seguito il suo sogno, perchè i sogni bisogna sempre seguirli, e ha aperto la libreria a Milano, dove veramente ci sono i “libri sospesi”. Su Instagram la troverete come “Scatola Lilla” .

“Al solo pensiero di un segno indelebile sulla pagina di un libro mi sento mancare. Un tratto di matita è tutto quello che concedo a chi vuole segnare un passo particolarmente significativo. Ma la brutalità della penna, del pennarello, dell’inchiostro che attraversa le pagine porose, con il rischio di macchiare, no, non riesco a tollerarla.” Adele

Ah, come ti capisco Adele! Nessun rispetto per i libri.

“Ritorno a Blackbrick”

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Autore: Sarah Moore Fitzgerald
Titolo originale: Back to Blackbrick
Anno pubblicazione: 2015
Casa Editrice: Rizzoli

Copertina: Splendida. Magica. Sia l’originale che quella italiana. Forse quella originale un pò più mistica.

Per mantenere la promessa fatta al nonno, Cosmo arriva alla misteriosa Abbazia di Blackbrick. Varcato il cancello, si ritrova in un passato remoto di cui nessuno gli ha mai parlato. Lì suo nonno ha vissuto e lavorato, un tempo. Lì s’intrecciano amicizie e si perpetrano misfatti. Tutto può ancora accadere, e Cosmo spera di trovare le risposte che cambino il futuro della sua famiglia.

Questo libro mi ha rapito sin dalla prima volta che l’ho visto.  Sììì, non si giudica il libro dalla copertina, ma quanto è bello quando la copertina è bella e l’interno atrettanto?

Storia favolosa, magica.
Storia semplice. Toccante.

Il nonno sta perdendo la memoria, in questo modo il nonno a cui volevi tanto bene, il nonno che consideravi l’eroe sta scomparendo. E Cosmo inconsciamente è tanto arabbiato. Non capisce come tutto ciò è possibile. Non capisce come il nonno si dimentichi di lui, ma si ricordi di Brian…che non c’è più. Tutto ciò fa male.
In uno dei momenti di lucidità, il nonno dà una chiava a Cosmo. Questa chiave dovrebbe dare le risposte, e così Cosmo non ci pensa due volte e scappa di casa per andare a Blackbrick. Una volta oltrepassato il cancello il presente svanisce, Cosmo si ritrova nel passato, e conosce suo nonno da giovane. Allora è proprio lì che Cosmo decide di agire, aiutare nonno ad allenare la memoria, e implora nonno di cambiare solo una cosa del futuro, che Brian sia vivo.
Ho detto tanto. Ma c’è ancora molto altro. Il viaggio che intraprende Cosmo ti fa dimenticare il presente, alcune volte con amarezza.
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Il finale mi ha commosso tanto, e in più punti.
Sono veramente felice della lettura di questo libro.

“L’ultima settimana di settembre”

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Autore: Lorenzo Licalzi
Casa Editrice: Rizzoli
Anno pubblicazione: 2015

Avvicinandomi alla vetrina della libreria, butto un’occhiata alla vetrina e trovo subito una sorpresa: il nuovo libro di Lorenzo Licalzi. Ma che piacere, in effetti era da un saccco che non pubblicava un nuovo libro. Il suo nome l’ho nominato spesso durante l’ultimo anno, ma mai per i suoi libri. Non scorderò mai il suo commento al rigurardo di Ferrero che diventa presidente della Sampdoria. Era riuscito a trasmettere tutta il scetticismo al riguardo. Chissà cosa ne pensa adesso 🙂

L’inizio del romanzo, il protagonista Pietro Rinaldi, mi ricordava molto Tommaso Perez dal libro “Che cosa ti aspetti da me?”, entrambi anziani, entrambi cinici. Pietro ha vissuto una grande vita, era uno scrittore, ma quando ha deciso di non scrivere più, nel suo ultimo libro ha messo tutto il cinismo, tutto l’odio per ciò che lo circonda. Era il suo ultimo saluto. Pietro ha amato, aveva trovato una donna che lo completava ma l’ha persa da 7 anni. Continuare a vivere non lo interessava più, ha resistito quache anno solo per sua figlia, Roberta, ma ora sulla soglia di 80 anni, ha deciso che era il momento di andarsene.
Ma il suo piano viene interrotto, deve rimandare tutto di qualche giorno, perchè deve andare a Roma, e questo viaggio lo deve fare con il suo nipote, con cui non ha quasi rapporto, se non i saluti alle feste.
In questo viaggio, con la sua storica macchina, Pietro torna nei luoghi in cui è stato con sua moglia, e con Diego, nipote, quando era ancora piccolino. Ritornano i vecchi ricordi. Aumenta nostalgia. Ma scopre anche l’affetto per Diego, che adesso un evento gli unisce fortemente.

L’inizio del romanzo parte bene, ma poi piano piano si perde un pò. La parte della pesca annoia un pò, ma forse Licalzi da buon Ligure, lupo di mare, non può farne a meno. Ama la sua terra, e la vuole descrivere agli altri.
E’ stata divertente la parte con l’autostoppista. Qui potrei diventare come quelli che odia Pietro Rinaldi, ma mi viene da chiedere quanto c’è di autobiografico nel romanzo? Sopratutto nella parte scrittore-lettore. Chissà. Non so se glielo chiederei, semmai avessi la possibilità di incontrarlo, non vorrei mai sentirmi un bel “Affanculo”.
Mi chiedevo come poteva finire questo viaggio, e devo dire che sono contenta. L’incontro con lo zio, e la sua storia sul passato, molto telenovella, ma purtroppo credo che ci siano tante storie proprio così.
L’ultimo capitolo, credo fosse l’unica soluzione giusta alla storia.

Forse l’ho letto con troppo entusiasmo e troppa foga, ma una volta finito il libro ero già pronta per il prossimo libro. Non mi ha lasciato tanto, se non la divertente immagine del cane Sid con la sciarpa della Sampdoria sulla testa, gli occhiali – seduto sui sedili dietro in una Citroén decapottabile!

Invece ancora adesso con tante emozioni mi ricordo di “Un lungo fortissimo abbraccio”.