“Il silenzio del ghiaccio” Tess Gerritsen 

Autore: Tess Gerritsen
Titolo originale: Ice colf
Casa editrice: Longanesi
Anno pubblicazione: 

Senza nessuna fretta proseguo la lettura della serie Rizzoli e Isles di Tess Gerritsen. Esattamente con “Il silenzio del ghiaccio” ho scoperto questi libri, per  poi scoprire anche l’esistenza del telefilm. Quindi giunta al 8 libro mi trovo a rileggere questo libro.


La prima volta che lo lessi mi piacque tantissimo, tutto quel silenzio presente nel libro lo percepivo perfettamente, il freddo e il suono della neve che viene calpestata. Poi la storia era davvero interessante.

Rileggendolo mi piacque di nuovo, ma un po’ meno, rileggendolo alcune cose le ho trovate un po’ banali ( parlando di rapporti personali di personaggi principali) ai livelli di adolescenza.. Ma d’altronde quando si tratta di amore torniamo tutti un po’ adolescenti, no? Quindi in questo libro forse si conclude la storia tra Dottoressa Isles e Brophy, storia che tormenta non poco entrambi, ma una storia che è destinata solo a complicarsi. Bellissima invece Jane Rizzoli e la sua famiglia. Non mi ricordavo proprio come terminava il “caso” quindi l’ho letto davvero con curiosità, ma non rimasi del tutto soddisfatta, quello che ricordavo lo ricordavo male.

La differenza tra il telefilm e i libri è enorme. Nel telefilm non abbiamo niente dei libri, solo il caso che da sempre tormenta Jane, il chirurgo che l’aveva presa di mira. Poi il telefilm è molto più comico, i libri sono molto più noir.

Mi aspettano ancora 3 libri.. che, come dicevo prima, leggo con calma perché non ho voglia di finire la serie. Non voglio perdere Jane e Maura.


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“Il consolatore” Jostein Gaarder

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Autore:
Jostein Gaarder
Titolo originale: Dukkeføreren (Burattinaio)
Casa editrice: Longanesi
Anno pubblicazione:
Ottobre 2016

Trama: Jakop vive da solo, ma non si sente mai solo. Perché, alla sua veneranda età, ha un hobby che forse può apparire molto strano, ma che gli riempie le giornate e la vita. E non solo a lui. Jakop infatti ama partecipare ai funerali degli sconosciuti, mischiarsi tra la folla degli amici e dei conoscenti e, millantando di conoscere il defunto, inventare aneddoti e ricordi di vicende mai vissute. Storie capaci di commuovere, racconti edificanti e divertenti, che diventano subito parte delle memorie di parenti e amici. Nelle parole di Jakop, trovano straordinaria e creativa consolazione. Jakop conosce bene il potere delle parole, dell’arte infinita del racconto, ed è consapevole che quando sai raccontare hai sempre degli amici…

Se mi impegno potrei trovare la bellezza di questo romanzo, ma proprio non mi va.

Ho faticato veramente tanto nella lettura a causa dei continui discorsi del personaggio sul origine delle parole indoeuropee. Interi discorsi, anzi meglio dire monologhi.

Al inizio della storia vediamo il personaggio andare ai funerali, e raccontare ai famigliari qualche ricordo di lui vissuto con il defunto. Solo poco dopo scopriamo che in realtà frequenta i funerali senza conoscere davvero la persona mancata, ma ne sente il bisogno di intruffolarsi, e sentirsi un pò della famiglia. Ecco, il punto debole del personaggio. Sin dal infanzia, con la famiglia distrutta, già da bambino Jakop cresce con questa mancanza, fino a diventare un problema. Si chiude nella sua solituine, anche se all’inizio parla molto del suo caro amico Pelle, che l’ha aiutato in tante cose, sia in lavoro a scuola, sia nelle conferenze a cui partecipava. Ma Pelle è stato anche un problema quando Jakop finalmente si sposa, e sua moglie viene a conoscenza di questo amico così particolare, tanto da far andare via definitivamente la moglie… anche se, proprio tutta colpa di Pelle, non lo è, considerato il personaggio che è Jakop. 

Avrei consigliato un psicologo a Jakop, ma anche uno bravo. E la donna che conosce nella storia, e a cui scrive la lettera, questo romanzo, di professione fa proprio quello. Ma forse ne servirebbe uno bravo anche a lei.  

“Qualcosa” di Chiara Gamberale

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Autore: Chiara Gamberale
Casa editrice: Longanesi
Data pubblicazione: 9 febbraio 2017

Trama: La Principessa Qualcosa di Troppo, fin dalla nascita, rivela di possedere una meravigliosa ma pericolosa caratteristica: non ha limiti, è esagerata in tutto quello che fa. Si muove troppo, piange troppo, ride troppo e, soprattutto, vuole troppo. Ma quando, per la prima volta, un vero dolore la sorprende, la Principessa si ritrova «un buco al posto del cuore». Com’è possibile che proprio lei, abituata a emozioni tanto forti, improvvisamente non ne provi più nessuna? Smarrita, Qualcosa di Troppo prende a vagare per il regno e incontra così il Cavalier Niente che vive da solo in cima a una collina e passa tutto il giorno a «non-fare qualcosa di importante». Grazie a lui, anche la Principessa scopre il valore del «non-fare», del silenzio, perfino della noia: tutto quello da cui è abituata a fuggire. Tanto che, presto, Qualcosa di Troppo si ribella. E si tuffa in Smorfialibro, il nuovo modo di comunicare per cui tutti nel regno sembrano essere impazziti, s’innamora di un Principe sempre allegro, di un Conte sempre triste, di un Duca sempre indignato e, pur di non fermarsi e di non sentire l’insopportabile «nostalgia di Niente» che la perseguita, vive tante, troppe avventure… Fino ad arrivare in un misterioso luogo color pistacchio e capire perché «è il puro fatto di stare al mondo la vera avventura». Chiara Gamberale, abituata a dare voce alla nostra complessità, questa volta si concentra sul rischio che corriamo a volere riempire ossessivamente le nostre vite, anziché fare i conti con chi siamo e che cosa vogliamo. Grazie a un tono sognante e divertito, e al tocco surreale delle illustrazioni di Tuono Pettinato, Qualcosa ci aiuta così a difenderci dal Troppo. Ma, soprattutto, ci invita a fare pace col Niente.

Ed eccolo qua, il nuovo libro di Chiara. Inizialmente, quando si è saputa la trama, rimasi un pò preoccupata, ma alla fine credo che abbia superato se stessa. Sui social l’autrice si è detta molto ansiosa di che impatto potresse avere sui lettori. Sono passate le prime 48 ore, e credo che la critica lo stia prendendo molto bene.

E’ uno di quei libri che vorresti in un posto speciale, con altri libri speciali, quel angolino che ti scalda il cuore, quel angolino dove fai pace con il tuo vuoto.

Cercano l’amore per non rimanere soli. Per farsi riempire lo spazio vuoto.

La storia è scritta divinamente e affronta con delicatezza tanti argomenti. La protagonista del romanzo è Qualcosa di troppo, già solo il nome fa capire tante cose, con caratterino troppo in tutto e per tutto. Che con la perdita della madre, Una di noi, scopre di avere un buco dentro, che il suo cuore sembra scomparso, che è rimasto solo il vuoto. Una esperienza sconvolgente per qualsiasi umano, ma Qualcosa di Troppo non sa come comportarsi, non capisce più nulla, il dolore che sente è troppo,e così durante il funerale fugge via dal castello. E camminando senza destinazione si imbatte in un altro personaggio  del romanzo Cavalier Niente, così diverso da Quacosa di Troppo da farla quasi impazzire, ma ciò che lui le dice le rimane impresso nella mente, ed è così che lei si lega a lui, e rimarranno in contatto per tutto il romanzo.

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Ci sarebbe tanto da dire, ma non posso raccontare tutta la storia. Questa storia merita di essere letta.

Ci si riconosce molto nelle esperienze di Qualcosa di Troppo, dalla perdita di una persona cara e un dolore troppo grande, che copre tutto. E dal vuoto che si crea e rimane per tutta la vita con noi, ma sopratutto di come ognuno lo cerca occupare, qualcuno facendo mille cose, qualcuno riempiendole di persone che capitano lungo la strada. Chiara affronta vari argomenti con molta delicatezza.  Come vuole mostrarci anche troppo l’uso dei social, in questo caso abbiamo Smorfialibro, e non c’è bisogno di dire a cosa si riferisca. Di come la vita virtuale ruba la vita reale. I rapporti fra uomini e donne, di come si confonde la felicità, acceccati dal momentaneo innamoramento, ma sopratutto di come la donna dimentica se stessa, vivendo la felicità con un compagno, solo perchè esista questo compagno.

L’amore, se proprio dobbiamo usare questa parolona, non è qualcosa che deve risolvere i nostri guai. Anzi, di solito, per quello che non-so, è ualcosa che i guai li aumenta.

Vorrei chiudere con una domanda bellissima:

“Pensa a com’è fatta la bottiglia. La sua parte più importante qual’è?”

La risposta è nel libro 😉

P.s. – questo libro mi ha ricordato molto “La principessa che credeva nelle favole”. Insieme a “Qualcosa” fanno parte dei libri che possano aiutare le donne.

“La tristezza ha un sonno leggero”

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Autore: Lorenzo Marone
Casa editrice: Longanesi
Data pubblicazione: 2016

 

 

Trama: Erri Gargiulo ha due padri, una madre e mezza e svariati fratelli. È uno di quei figli cresciuti un po’ qua e un po’ là, un fine settimana dalla madre e uno dal padre. Sulla soglia dei quarant’anni è un uomo fragile e ironico, arguto ma incapace di scegliere e di imporsi, tanto emotivo e trattenuto che nella sua vita, attraversata in punta di piedi, Erri non esprime mai le sue emozioni ma le ricaccia nello stomaco, somatizzando tutto. Un giorno la moglie Matilde, con cui ha cercato per anni di avere un bambino, lo lascia dopo avergli rivelato di avere una relazione con un collega. Da quel momento Erri non avrà più scuse per rimandare l’appuntamento con la sua vita. E deciderà di affrontare una per una le piccole e grandi sfide a cui si è sempre sottratto: una casa che senta davvero sua, un lavoro che ami, un rapporto con il suo vero padre, con i suoi irraggiungibili fratelli e le sue imprevedibili sorelle. Imparerà così che per essere soddisfatti della vita dobbiamo essere pronti a liberarci del nostro passato, capire che noi non siamo quello che abbiamo vissuto e che non abbiamo alcun obbligo di ricoprire per sempre il ruolo affibbiatoci dalla famiglia. E quando la moglie gli annuncerà di essere incinta, Erri sarà costretto a prendere la decisione più difficile della sua esistenza…

Da subito atratta dal titolo, per tanto tempo respinta dalla trama. Finche un giorno non ho incontrato una citazione che mi feci comprare il libro immediatamente. Una volta finito il libro, la citazione che mi ha convinto all’acquisto, mi è passata del tutto inosservata.

Nonostante una scrittura molto leggera e scorrevole il romanzo non mi ha preso del tutto a causa del protagonista Erri. Un uomo così mi fa troppo pena. Si potrebbe giustificarlo per la sua famiglia, per troppi fratelli e sorelle qua e là, per un padre assente e una madre dopo il divorzio impegnata a vivere la nuova vita. Certo. Ma non mi sembra nemmeno che gli fosse capitata una situazione così tragica da crescere un fallito del genere. E’ cresciuto un uomo senza palle. Forse l’errore è stato anche delle persone con cui poi si è circondato, a cui alla fine, non importava proprio nulla di lui. Perchè se avessi un amico così lo spronerei a ripigliarsi un pò, che così non si può vivere. Ma poi arrivo a pensare, che alla fine a lui andava anche bene vivere così, vivere questo ruolo. E la cosa che mi fa ancora più tristezza, e che ci sono tante persone come Erri. Che vivono in mezzo alle loro scuse, per non vivere davvero.

Tutto un pò strambo, pieno di personaggi diversi, ben descritti tutti, ti fa sentire un pò il caos di quella famiglia, anzi di quelle due famiglie. Tutti che vorrebbero essere felici, ma non lo sono.

Solo una volta finito il libro, ho trovato dei commenti che considerano questo libro “lettura estiva”. Non saprei, ha la scrittura leggera, si, ma il resto è pesantuccio. O forse io mi immagino “letture estive” semplicemente diverse per me.

“Il cane a tre zampe di Galina Petrovna”

borodaAutore: Andrea Bennett
Titolo originale: Galina Petrovna’s three-legged dog story
Casa editrice: Longanesi
Data pubblicazione: Febbraio 2016

La copertina mi ha atratto subito, e fatto ridere. Leggendo la trama dopo che è stato nominato l’orto, ho chiuso il libro e messo sottobraccio.
Mi aspettavo una storia un pò diversa.Lo ammetto, mi aspettavo almeno una scena nel orto con qualche consiglio furbo. Invece Galina Petrovna il suo amato orto l’ha solo nominato.

Trama: Una settantina d’anni molto ben portati, vedova da quaranta, senza figli, Galina Petrovna vive per la sua adorata cagnolina a tre zampe Boroda, in una placida quotidianità che si divide fra la casa, l’orto e il centro ricreativo per anziani di Azov, la cittadina russa dove ha sempre vissuto. Fedele alle proprie convinzioni, Galina (Galja per gli amici) rifiuta la corte del mite pensionato Vasilij, come rifiuta di mettere il collare alla sua Boroda, così chiamata per la sottile barbetta a punta che le conferisce un’aria molto simpatica. Ma Galja non sa che il mondo è spaccato in due: c’è chi come lei adora gli animali, li ama come se fossero esseri umani, e chi li odia ferocemente.
Un giorno, proprio perché libera di vagare fra il giardino e la strada, Boroda viene imprigionata nel furgone del Disinfestatore, l’accalappiacani della città, e portata via. Galja chiede disperatamente aiuto a Vasilij, che le mette a disposizione il proprio sgangherato sidecar. Partiti all’inseguimento del furgone, i due anziani iniziano un’avventura che farà sorridere e commuovere allo stesso tempo, e che ci immergerà in una provincia russa post-sovietica dove il tempo sembra essersi fermato, popolata di personaggi vivaci, riottosi, imprevedibili. In poche parole, incredibilmente umani.

Scritto da una inglese laureata in storia e in lingua russa, che per molti anni ha vissuto in Russia, negli anni ’90. Descrive bene la situazione che c’era in quelli anni, ma secondo me, l’umorismo inglese non è riuscita ad evitare.

boroda_originaleUna storia bizzarra. Viene raccontato un misto di emozioni: l’odio per le persone come Mitja, che faceva il Disinfestatore, per cui non era solo lavoro, ma la passione, per quanto odiasse gli animali. Ma anche compassione, sempre per lo stesso Mitja, scoprendo la sua storia proseguendo nella lettura. Si parla di amicizia fra due anziane, quando all’improvviso saltano fuori i fatti di 40 anni fa, e sconvolge un pò la protagonista Galina Petrovna. Paura, colpe e risentimenti di Vasilij. E un’altra paura – paura per Boroda.  Si è testimoni di scene strambe, che forse sì, fanno ridere. Un finale delirante! Leggi e la scena diventa viva, come se fosse tutto un film e desideri il popcorn!

In fondo è una lettura leggera, e non impegnativa. Per gli amanti della Russia, per gli amanti della letteratura moderna inglese.

Copertina: Mi piacciono entrambe: italiana e l’originale nonostante sono molto diverse fra loro. Quella italiana cerca di essere sobria, nonostante Boroda e Piazza Rossa rovesciate. Quella inglese esattamente come vorrebbe presentarsi la storia: delirante.

 

“La stagione degli innocenti”

Autore: Samuel Bjork
Titolo originale: Det henger en engel alene i skogen
Casa Editrice: Longanesi
Anno pubblicazione: 2013
Anno pubblicazione Italia: 2015
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Nel folto di una foresta norvegese immersa nel silenzio, c’è qualcosa di inatteso. Qualcosa di crudele. La giovanissima vittima è impiccata a un albero e ha al collo l’unica traccia lasciata dall’assassino: un cartello con scritto “Io viaggio da sola”. La gravità del crimine spinge la polizia di Oslo a riaprire una speciale unità investigativa, la più efficace ma anche la più irregolare, e a richiamare in servizio il veterano Holger Munch. Sovrappeso, divorziato, solitario e appassionato di enigmi, Munch è un uomo all’apparenza gioviale che però dentro di sé nasconde un abisso. Ma è anche il secondo miglior investigatore della polizia norvegese. Il migliore in assoluto è la sua collaboratrice, Mia Krüger, e Munch sa di aver bisogno di lei per venire a capo di quel terribile enigma. Ma deve riuscire a convincerla a tornare in azione. Mia infatti sta attraversando il momento peggiore della sua vita. Eppure, anche nella più cupa disperazione, niente può fermare le sue capacità di intuizione. È lei a cogliere l’indizio che era sotto gli occhi di tutti e che nessuno ha visto, il segno più terrificante lasciato dal killer. Un segno che non lascia spazio a dubbi: questa vittima è soltanto la prima di una lunga serie. Solo Mia e Holger possono impedire che la fine dell’inverno diventi una strage di innocenti, soltanto loro possono fermare una mano omicida che presto colpirà vicino… Molto vicino.

E’ più forte di me: comincio dalla copertina!
La trovo meravigliosa, ma assolutamente inadatta. Per curiosità sbirciai le edizioni internazionali, e mi piacciono praticamente tutte, perché in qualche modo qualcosa della storia lo fanno vedere. Sopratutto mi piace la versione spagnola. Un po’ meno mi piace la copertina originale, non capisco del tutto cosa ci sia esattamente.
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Altrettanto interessante la scelta italiana del titolo. Innocenti, perché si tratta delle giovani vittime? Google traduttore mi regala “Fluttua da solo un angelo nel bosco” come traduzione dal titolo norvegese, e vengo colpita. In altri paesi noto “Io viaggio da sola”, un piccolo dettaglio,che quando leggi il romanzo capisci la scelta.

Al inizio della storia veniamo a conoscere i protagonisti principali, che sono due detective. L’autore ci mostra la vita di entrambi. Mia Kruger tormentata, depressa e stanca della vita. La morte della sorella gemella non le ha mai dato pace. Decide di morire lo stesso giorno in cui aveva persa la sorella, per questo si rifugia su una isola, e si stordisce con alcol e pillole in attesa del giorno prestabilito, finchè non viene interrotta dal suo ex collega. Munch che ha dedicato la vita al lavoro, per questo ha perso la moglie, e di conseguenza il rapporto con la figlia si rovinò. Ma c’è la nipotina, il suo piccolo raggio di sole. Per la nuova indagine vuole a tutti i costi Mia, perché lei è sempre stata diversa, vedeva ciò che agli altri sfuggiva.
Conosciamo anche tanti altri, che viene a domandarci se servono, ma proseguendo la lettura, alcuni personaggi si ricollegano ad altri ed entri veramente nella storia, e aspetti e cerchi di capire come possono andare le cose. Dalla pagina 300 la storia fa un balzo incredibile, si alza un vortice da cui non vuoi uscire, e credi che sia tutto chiaro, quando tutto cambia di nuovo.
Il finale è un po’ troppo veloce, come se autore avesse finito i fogli su cui scrivere,e ha dovuto arrangiarsi.. ma nella vita si sa, prosegue lentamente fino ad un evento che passa in un batter d’occhio.

“Il confine del silenzio”

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Autore: C. L. Taylor
Titolo originale: The accident
Casa Editrice: Longanesi
Anno pubblicazione Italia: 2015

Passando un giorno a letto, ho potuto dedicarmi alla lettura. Come lettura per tenermi compagnia avevo scelto una delle recenti uscire nelle librerie: Il confine del silenzio”.

Trama: Sue Jackson è una donna realizzata: ha una famiglia felice, un marito con solida carriera poitica, una bella casa a Brighton, in Inghilterra. Ma quando la figlia quindicenne Charlotte entra in coma dopo essere stata investita da un autobus, tutta la sua felicità va in pezzi. Eppure, se possibile, il ricovero della ragazzina in terapia intensiva non è l’incubo peggiore che Sue deve affrontare. Cresce infatti dentro di lei un terribile sospetto che non si tratti di un incidente, ma di un tentativo di suicidio. Sue allora fa quello che solo una madre disperata può fare: apre il diario di Charlotte.
“Nascondere questo segreto mi sta uccidendo”, è la terribile sentenza che spunta dai meandri della vita di una ragazza inquieta. Ed è solo la prima di una serie di rivelazioni che porteranno Sue a scoprire aspetti insospettati della vita di sua figlia, ma anche episodi del proprio passato che aveva faticosamente cercato di rimuovere. Inizia così una discesa agli inferi che coincide con la scoperta di un male sempre più oscuro, sempre più difficile da arginare, e che sta per travolgere la vita di tutti…

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Intrigante.
La mano leggera dell’autrice ha permesso di finire il romanzo in un girono e mezzo. Poche descrizioni, tanti dialoghi. Mi verrebbe quasi da definire una lettura “leggera”, se non fosse che tratta argomenti delicati: Suicidio, e storia d’amore molto violenta. E più che psico-thriller, un romanzo drammatico.

Viene raccontata la storia d’amore di Sue, prima di sposarsi con Brian, di come ha influenzato sulla sua vita, e come la condiziona anche nell’incidente della figlia. Come il passato può sfocare il presente. Come ciò che ti è successo può far dubitare di te.
Si parla di Charlotte (mi aspettavo più drama), si mostra un pò la vita adolescenziale che può far solo paura. Di come è difficile avere i rapporti con i figli, di come il genitore con tanta facilità viene fregato dal proprio figlio.

Ma in tutto, il libro ho trovato poco profondo, poco coinvolgente.
Mi aspettavo più emozioni. Invece sembrano due libri uniti in uno. Forse l’autrice voleva scrivere la storia passata di Sue, ma poi si è persa e l’ha fatta finire con l’incidente della figlia?

Deludente.
Su aNobii sono veramente indecisa sul voto da dare. Due, o due e mezzo?