“Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore” di Susanna Casciani 

Autore: Susanna Casciani
Anno pubblicazione: 22 marzo 2016
Casa editrice: Mondadori

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Mi sento come se si fosse realizzato il mio sogno, ma forse un pò si è avverato per davvero. “Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore” nasce come un gruppo 5 anni fa sul famoso social Facebook, dove Susanna scriveva, dove parlava d’amore. Dove si sfogava. Non hai mai smesso di scrivere, e non hai mai cercato il successo, era semplicemente il suo estremo bisogno, quello di scrivere. La sua storia, di Susanna, è un pò come una favola. Semplice ragazza, modesta, con qualche paranoia che la può rendere strana, o speciale agli di qualcun altro, pubblica un libro senza averlo mai sognato. Quando aveva annunciato l’uscita del libro ci sono state tante grida di gioia da parte dei suoi follower, tra cui faccio parte anche io. Il giorno dell’uscita del libro ero emozionata, come se a scrivere il libro fossi stata io. E so che non sono l’unica a essermi sentita così, perché questo libro veramente non è di solo Susanna, ma di tante altre ragazze, donne che si ricordano di aver sofferto. C’è ognuna di noi in quel libro, e tutte sono felice di avere la versione cartacea della propria storia, per poterla abbracciare, e stringere forte. Da cui nonostante il dolore, trarre la forza.

Trama: C’erano una volta un ragazzo e una ragazza. C’erano una volta perché adesso non ci sono più. Un sabato mattina di fine aprile lui si sorprese a piangere davanti a lei. Non riusciva a parlare. Avrebbe voluto confessarle che era finita, ma sapeva che poi lei avrebbe iniziato a singhiozzare, e non ne sopportava nemmeno l’idea. Lei alzò lo sguardo dal suo libro come se avesse avvertito una forza nuova in casa, incontenibile, che l’avrebbe schiacciata contro il muro se non si fosse aggrappata a qualcosa, così si aggrappò al suo orgoglio, o a quello che ne rimaneva. Chiuse il libro, si alzò dal divano e si diresse verso di lui, si mise sulle punte e gli accarezzò la testa. Gli disse di stare tranquillo. Lui le faceva del male e lei lo consolava. Gli diede un bacio sulla guancia e uscì di casa senza voltarsi, per non essere costretta a dirgli addio. Quando, quasi tre ore dopo, tornò a casa, lui non c’era più. Sfinita, si addormentò su quello che era stato il loro letto. Più tardi, si svegliò di soprassalto e mise a fuoco nel buio quella parte di letto, così vuota, e avvertì un macigno sul petto che non la faceva respirare. Si rese conto di non essere pronta a lasciarlo andare. Si alzò per cercare un quaderno, come se improvvisamente fosse una questione di vita o di morte. Ne trovò uno. Conosceva le regole: non chiamarlo, non cercarlo, non seguirlo (!!!), non inviargli messaggi, bloccarlo su ogni social network, non giocarsi la dignità. Conosceva le regole, ma le stavano strette, perché stavolta, in quella storia, ci aveva creduto talmente tanto da sentirsi quasi adatta a un futuro felice. Per questo, per la prima volta in ventisette anni, decise di iniziare a tenere un diario segreto, che poi, a voler essere davvero sinceri, altro non era che un modo per continuare a parlare con lui.”

Ed eccoci qui. Il libro si presenta in forma di diario che scrive la protagonista, scrive a lui, a lui che l’ha lasciato, ma ne sente il bisogno. Scrivere, le rimane come unica possibilità di parlargli. Ed è così che siamo testimoni dell’abbandono, di come vive il cuore, che è stato appena spezzato. Diario che spesso si presenta ad ORE. Perché quando il cuore viene spezzato, il minuto sembra un’eternita, e quindi sopravivere a 24 ore, sembra un miracolo.

“12 ore dopo la fine. Sono ancora viva e mi sembra impossibile. Ero convinta che avrei smesso di respirare, che mi sarei addirittura smaterializzata, senza di te, che sarebbe stato troppo da sopportare, invece eccomi qui. Più o meno.”

E’ un libro per un’anima ferita, è un libro per chi porta un cerotto sul cuore. Per chi ha già superato, e non si ricorda più nulla. A qualcuno questo libro apparirà noioso, fiacco e poco.. Poco. Mentre altre persone faranno fatica a chiuderlo, e rimetterlo nella propria libreria. Molte anime, sono sicura, lo terranno ancora per pò sul comodino affianco al letto.

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Musica: Per questo libro c’è una colonna sonora perfetta. Per soffrire fino in fondo.
Partiamo da Lover, You Should’ve Come Over e ascoltiamo il resto dell’album.

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